Ricorre oggi l’anniversario della legge che ha stabilito il libero accesso alle professioni pubbliche in Italia.

Infatti, la legge 9 febbraio 1963 n. 66 stabilisce che “la donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge”.

Fino ad allora, una norma “sulla condizione giuridica della donna” del 1919, ne impediva l’accesso non solo alla Magistratura, ma anche agli uffici che “implicano l’esercizio di diritti e di potestà politiche”.

Nella relazione alla proposta di legge (C. 2441), presentata alla Camera il 5 agosto 1960, da un gruppo di deputate democristiane guidate da Maria Cocco, si afferma che l’accesso delle donne italiane alle carriere “in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge (come previsto dall’articolo 51 della Costituzione) dimostrerà, ancora una volta, il loro equilibrio, preparazione, serenità e consapevolezza di giudizio”.

I diritti delle donne e le pari opportunità restano ancora oggi un caposaldo della democrazia occidentale e sono quanto mai attuali, tenendo conto che in molte zone del mondo ancora sono un miraggio.

Aniello Amato