Arresto cardiaco: conseguenze sull’organismo minuto per minuto e il ruolo fondamentale della rianimazione cardiopolmonare (RCP) e defibrillatore automaticoi (DAE).
L’arresto cardiaco improvviso è un evento medico drammatico causato dall’improvvisa cessazione o compromissione della funzione di pompa del cuore con conseguente immediato arresto della circolazione sanguigna ed interruzione dell’apporto di ossigeno a tutti i tessuti dell’organismo. Se la circolazione non viene ripristinata o sostenuta entro pochissimi minuti, l’evento porta inesorabilmente alla morte.
L’incidenza: i numeri in Italia e in Europa
I dati statistici evidenziano la rilevanza pubblica dell’emergenza:
- In Italia si verificano circa 50.000 – 60.000 decessi all’anno per arresto cardiaco, registrando un’incidenza di 1 caso ogni 1.000 abitanti (circa 7 persone ogni ora).
- In Europa si stima che gli arresti cardiaci siano circa 400.000 ogni anno.
- Attualmente, la percentuale di sopravvivenza media è stimata soltanto al 2%. Tuttavia, con una presenza diffusa dei defibrillatori sul territorio e una maggiore preparazione dei cittadini nel primo soccorso, questa percentuale potrebbe salire fino al 60–75% a seconda delle statistiche.
La corsa contro il tempo: cosa accade all’organismo minuto per minuto Di fronte all’assenza di flusso sanguigno, i vari tessuti rispondono con una diversa sensibilità alla carenza di ossigeno (ipossia), seguendo una sequenza temporale critica:
- Entro 10–15 secondi: si assiste alla perdita di coscienza. Il cervello, pur rappresentando soltanto il 2% del peso corporeo, assorbe il 20% dell’ossigeno disponibile, risultando l’organo più vulnerabile.
- A 3–4 minuti: iniziano a registrarsi i primi danni cerebrali irreversibili e sopraggiunge l’arresto respiratorio, poiché i centri nervosi del bulbo cerebrale smettono di funzionare per assenza di ossigeno.
- A 7–8 minuti: subentra la morte cerebrale irreversibile, che coincide con la morte complessiva dell’organismo.
Per ogni minuto che trascorre senza interventi di rianimazione, le probabilità di sopravvivenza dell’infortunato si riducono di circa il 10%. Ai fini pratici, il tempo utile massimo per salvare una vita senza reliquati gravi, in caso di arresto cardiaco, non supera i 5 minuti a condizione che in questo intervallo di tempo vengano praticate tutte le procedure di rianimazione avanzata (massaggio cardiaco esterno e defribrillazione precoce) in modo corretto.
La Rianimazione Cardiopolmonare (RCP): il supporto vitale immediato Poiché i mezzi di soccorso del 118/112 difficilmente riescono a giungere sul posto, nei casi più fortunati, non prima dei 5-8 minuti a seconda delle circostanze, l’intervento immediato di chi assiste all’evento è indispensabile.
L’arresto cardiaco si riconosce per l’assenza di reazione della persona a qualsiasi stimolo, per l’assenza di respiro normale (valutata per 10 secondi) e per la mancanza del polso carotideo. In queste circostanze è perentorio avviare la RCP posizionando la persona in posizione supina su un piano rigido (come il pavimento):
- Massaggio cardiaco esterno: si effettuano compressioni ritmiche al centro dello sterno con una frequenza di 100–120 compressioni al minuto e una profondità di 4–5 cm.
- Alternanza compressioni/ventilazioni: la sequenza standard prevede 30 compressioni toraciche e 2 insufflazioni polmonari.
Praticare precocemente la sola RCP aumenta le possibilità di sopravvivenza della vittima del 10– 12%.
La defibrillazione precoce e il ruolo dei DAE
Nei casi in cui l’arresto sia causato da un’attività elettrica cardiaca disordinata e caotica (come la fibrillazione ventricolare), l’intervento risolutivo è la defibrillazione. Il Defibrillatore Semiautomatico Esterno (DAE) eroga una scarica elettrica per “resettare” il cuore e consentirgli di riprendere un ritmo spontaneo ed efficace.
L’uso del DAE nei primi 4–5 minuti porta la percentuale di sopravvivenza al 40–50%. I DAE sono progettati per l’uso da parte di personale non sanitario: sono dotati di istruzioni vocali che guidano l’operatore passo dopo passo e di un sistema di analisi automatica che eroga la scarica elettrica solo se rileva un’aritmia idonea.
La rianimazione cardio-polmonare e l’uso del defibrillatore automatico ad opera di personale non sanitario, previsto anche dalle normative vigenti proprio nella consapevolezza che l’intervento precoce può salvare la vita, sono competenze che devono essere acquisite con corsi specifici che di
solito sono organizzati dalle associazioni di volontariato. La curva di apprendimento è breve, ma acquisire un minimo di competenze pratiche è indispensabile per poter mettere in atto le procedure in modo corretto.
Contesto legislativo italiano
La Legge n. 116/2021 e il successivo Decreto 16 marzo 2023 hanno stabilito l’obbligo e la promozione dei DAE nelle pubbliche amministrazioni, scuole, stazioni, aeroporti e impianti sportivi, raccomandando una densità non inferiore a 2 DAE per km² nei centri abitati e consentendone l’utilizzo a qualsiasi cittadino in stato di necessità.
Queste norme definiscono il quadro legislativo italiano per la realizzazione di una rete capillare di cardioprotezione su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo fondamentale della normativa è consentire l’intervento con un Defibrillatore Semiautomatico o Automatico Esterno (DAE) entro il limite critico di 4–5 minuti dall’evento, riducendo i tempi d’attesa rispetto ai soli mezzi di soccorso.
Per sostenere questo piano, la legge ha previsto uno stanziamento complessivo di 10 milioni di euro nell’arco di cinque anni.
- Luoghi con obbligo e priorità di installazione
La normativa individua precise categorie di edifici, infrastrutture e mezzi di trasporto in cui la presenza del DAE è obbligatoria o fortemente raccomandata:
- Pubbliche Amministrazioni: obbligo di dotazione per le sedi con almeno 15 dipendenti e servizi aperti al pubblico, assegnando priorità assoluta a scuole di ogni ordine e grado e università.
- Trasporti e nodi di scambio: aeroporti, stazioni ferroviarie, porti e a bordo di mezzi di trasporto (aerei, treni, navi) che effettuano tratte continuative senza soste della durata di almeno 2 ore.
- Impianti e società sportive: integrando la precedente disciplina (Decreto Balduzzi), la legge rende obbligatoria la presenza del DAE e di personale addestrato non solo durante le competizioni agonistiche, ma anche durante gli allenamenti e le attività sportive dilettantistiche o ricreative.
- Spazi ad alto afflusso e aree isolate: viene indicata l’opportunità di installare DAE in centri commerciali, ipermercati, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, luoghi di culto, stazioni di servizio aperte H24, condomini, farmacie e centri abitati isolati o montani.
- Mezzi di soccorso e Forze dell’Ordine: presenza obbligatoria sui mezzi di soccorso sanitario (118, Protezione Civile, Croce Rossa) e raccomandata sulle vetture operative di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza.
- Criteri tecnici, densità e accessibilità dei dispositivi
Il Decreto del 16 marzo 2023 entra nel dettaglio dei parametri operativi per la collocazione dei DAE:
- Densità urbana: nei centri abitati la densità ottimale individuata è pari ad almeno 2 DAE per km².
- Accessibilità e divieto di chiusure: i dispositivi situati in luoghi pubblici devono essere liberamente accessibili 24 ore su 24, posizionati in teche o su staffe ben visibili. È espressamente vietato collocare i DAE in ripostigli, locali chiusi o applicarvi serrature e chiusure di sicurezza.
- Segnaletica e planimetrie: è obbligatorio apporre la segnaletica standardizzata sia all’ingresso della struttura sia nelle immediate vicinanze del DAE, integrando il pittogramma internazionale per gli utenti stranieri. La posizione esatta dei defibrillatori deve essere riportata anche sulle planimetrie per le emergenze e l’evacuazione.
- Manutenzione, registro settimanale e connettività remota
Per evitare che i DAE installati risultino inoperativi in caso di necessità, la normativa impone rigidi protocolli di gestione:
- Soggetto responsabile: deve essere formalmente individuato un responsabile del corretto funzionamento dell’apparecchio.
- Registro di controllo: il responsabile deve istituire un registro su cui annotare con frequenza minima settimanale lo stato di carica della batteria, la validità delle piastre/elettrodi e lo stato di efficienza generale.
- Telecontrollo e integrazione con il 118: viene caldeggiata l’adozione di DAE dotati di connettività Wi-Fi o SIM integrata, in grado di inviare avvisi automatici sull’esito degli autotest periodici. Inoltre, tutti i DAE devono essere registrati presso le Centrali Operative del 118 per consentirne la localizzazione in tempo reale e la mappatura tramite applicazioni digitali.
- Tutela legale dell’operatore occasionale e istruzioni telefoniche
Uno degli aspetti più innovativi della legge riguarda la protezione e il coinvolgimento del cittadino comune:
- Uso da parte di personale non sanitario o non formato: in assenza di personale sanitario o di soggetti formati con corso BLSD, chiunque è autorizzato a utilizzare il DAE.
- Istruzioni Telefoniche (T-CPR): le centrali operative dell’emergenza sanitaria sono obbligate a fornire all’utente indicazioni telefoniche per riconoscere l’arresto cardiaco, eseguire il massaggio cardiaco e attivare il DAE nell’attesa dei soccorsi.
- Esenzione da responsabilità penale: la legge richiama la tutela dello stato di necessità (Art. 54 del Codice Penale), stabilendo che il cittadino che interviene per salvare una persona da un pericolo grave ed imminente non è punibile per eventuali errori o danni non intenzionali.
- Formazione nelle scuole
Per promuovere una cultura della prevenzione fin dalla giovane età, la legge introduce l’obbligo dell’insegnamento delle manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) e primo soccorso nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.
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Articolo – Luigi Gallo