Carnevale deriva dal latino “carnem vale”, con cui si esprime l’addio alla carne, dovuto al periodo di Quaresima. Nella realtà passata, ove i dettami e le consuetudini cattoliche erano molto più radicali, il digiuno dalle carni era più rigoroso e aveva una valenza simbolica, spirituale: rappresentava un momento di purificazione dai vizi che ci allontanano dalla salvezza. Tutto ciò è ancora riverberato dal proverbio “Carnulovaro mio, chino re nnoglia, òj maccaruni, ma crai foglia”.
I festeggiamenti del Carnevale avvengono tra il Giovedì grasso e il Martedì grasso, rispettivamente l’ultimo giovedì e martedì prima del Mercoledì delle Ceneri. I caratteri di questa festa hanno origini arcaiche, nel mondo greco-romano. Non voglio addentrarmi nella didattica classica in modo eccessivo. Basterà sapere che in queste celebrazioni c’era un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali per nuotare, diremmo oggi, nello sballo. Ogni regione, persino paesi e villaggi limitrofi, hanno il loro modo di festeggiare il Carnevale. In Campania, ad esempio, ci sono diverse tradizioni. L’uso del mascheramento c’è ovunque, ma i termini e i rituali pubblici sono variegati. Una parola come mashcaruotto, diffusa nell’area di Vallo della Lucania, è diversa da mashcarieddi o mashcaruni, presenti in paesi limitrofi.
A Montemarano, poi, un paese dell’entroterra avellinese, il Carnevale ha un forte significato folkloristico. Tutti i cittadini si mascherano, è quasi un obbligo sociale, si dispongono in fila e ballano un pomeriggio intero la tarantella tipica della loro zona, detta appunto “montemaranese”. Le tradizioni carnevalesche del Cilento sono legate a giochi antichi, ormai superati, come lo strummolo (dal greco stròmbos, ossia “oggetto atto a ruotare”), il tiro del caciocavallo, la “morte di Carnevale” e il corteo nuziale.
Nel Cilento usanze tipiche molto conosciute sono quelle di Montecorice e S. Mauro Cilento, dove la tradizione e la magia si fondono in uno spettacolo mozzafiato e senza tempo. Dappertutto, però, non mancano usanze culinarie: u tiano è la pietanza tradizionale, cioè la carne mista cotta nel sugo, che servirà a condire i fusilli. Ma per questi aspetti, non perdetevi il nostro programma “Fatti in cucina” di Rosa Positano.
Aniello Amato