In questi giorni, su diversi organi di informazione, è stata diffusa la notizia di un rinvio a giudizio del Sindaco di Sanza, di alcuni tecnici comunali e del titolare della impresa incaricata dei lavori, per una serie di reati relativi alla costruzione della strada che, dallo svincolo della provinciale per Rofrano porta sin sulla vetta del Cervati, attraversando tutta l’area protetta del monte Cervati.

IL Sindaco ha negato di aver ricevuto un rinvio a giudizio (e, in effetti, a noi non risulta) ma ha fatto capire di essere in attesa di ricevere una notifica di conclusione delle indagini, presumibilmente già ricevuta dai suoi legali.

Nelle interviste rilasciate in questi giorni, Vittorio Esposito ha voluto sminuire la gravità dei diversi fatti che gli vengono contestati e non ha perso l’occasione per fare un po’ di propaganda. Ma soprattutto il Sindaco non ha fatto alcun riferimento ad un altro filone della indagine, quello principale, per il quale la magistratura sta ancora indagando.

Noi possiamo affermare, con documentata certezza, che, allo stato, il Sindaco di Sanza risulta indagato sia per la violazione degli art. 11 e 30 della legge nazionale sulle aree protette 394/91 (reati per i quali ha ricevuto la notifica di chiusura delle indagini e per i quali la Procura deciderà, a breve, se rinviarlo a giudizio oppure no), sia per la violazione degli art. 479 e 476 del codice penale (falso ideologico e falso materiale), reati, questi ultimi, per i quali la magistratura sta ancora indagando.

 

In quanto parte offesa, infatti, la legge ci consente di accedere al registro degli indagati (vedi in allegato la comunicazione a noi inviata il 13/01/2026 dalla Procura della Repubblica di Lagonegro sullo stato dei procedimenti a carico di Vittorio Esposito e alla quale, alla data odierna, non risultano variazioni).

 

Ma a quali fatti si riferiscono le ipotesi di reato ora contestate al Sindaco?

 

Per quanto riguarda la violazione degli articoli 11 e 30 della legge nazionale sulle aree protette, non avendo in questa fase possibilità di accedere al fascicolo, possiamo solo avanzare delle ipotesi o basarci sulle dichiarazioni del Sindaco: sicuramente la violazione del “fermo biologico” dei lavori durante il periodo riproduttivo della fauna selvatica, reato sul quale il Sindaco di Sanza ha ironizzato nelle sue apparizioni televisive dandoci così la cifra esatta della sua consapevolezza del valore naturalistico ed ecologico dell’area protetta del monte Cervati; ma i giudici potrebbero aver contestato anche l’uso dell’asfalto, in difformità con le prescrizioni dell’ente Parco, per la verità ambigue e contraddittorie, che avrebbe da essere “ecologico” e garantire la “permeabilità” del suolo; come pure la violazione delle regole sulla sicurezza a tutela della pubblica incolumità  in quanto, come a Sanza tutti sanno e come abbiamo dimostrato nell’ultimo nostro esposto, allegando video e foto, la strada/cantiere è sempre stata aperta e CONTINUA AD ESSERE APERTA, nonostante i lavori siano tutt’altro che terminati.

 

Ma il “filone principale” dell’indagine è senz’altro quella sui reati di falso ideologico e materiale, scaturita dal nostro primo esposto dell’aprile del 2024.

 

Queste ipotesi di reato, per le quali la Procura sta ancora indagando, rimandano al finanziamento di 5 milioni di euro per il “miglioramento e messa in sicurezza della strada del Cervati”, che, secondo noi, è totalmente illegittimo in quanto sul Cervati non c’era nessuna “strada” ma una semplice sterrata costruita senza alcuna autorizzazione negli anni ‘70; quindi il Sindaco e i tecnici comunali hanno dichiarato il falso attestando l’esistenza di una strada che non esisteva se non a livello di progetto ovvero di mera intenzione, né l’ente Parco avrebbe mai potuto autorizzare la costruzione di una nuova strada. Di questo si sta occupando anche la Corte dei Conti. Qualora venisse riconosciuto in sede di giudizio che tali attestazioni erano false è chiaro che tutte le autorizzazioni ricevute decadrebbero.

 

Continuiamo a pensare che la strada del Cervati non sia “un’opera strategica”, come afferma il dott. Esposito, ma, al contrario, una “opera scellerata” che, se non fermata, porterà degrado in ambienti unici in Europa dal punto di vista della flora, della fauna e della geomorfologia, privando la comunità locale della opportunità di far crescere davvero una economia sostenibile e compatibile con la tutela dell’area protetta, unica garanzia di benessere duraturo per le generazioni future.

 

 

Comitato “Salviamo il Cervati”

 

CAI gruppo regionale Campania

CAI Salerno

GET (gruppo escursionistico trekking) Vallo di Diano

Circolo Legambiente “Stella Maris” Agropoli

W il Lupo! Associazione per lo sviluppo locale equo e sostenibile