È durata quasi cinque ore, dalle 13 poco prima delle 18, l’udienza del processo in corso davanti al Tribunale di Vallo della Lucania sui presunti appalti truccati e sulle ipotesi di turbativa d’asta relative al settore della pubblica illuminazione a Capaccio Paestum. Dopo la pausa estiva, il procedimento è tornato dunque nel vivo del dibattimento, con una giornata caratterizzata da diversi momenti di particolare interesse.
Ad aprire l’udienza è stato l’ingegnere Ivan Maiese, consulente di parte per Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, già rappresentanti della Derbit Spa entrambi imputati nel processo. Attraverso una lunga e articolata analisi tecnica, il professionista ha ribadito la regolarità dell’attività svolta dai tecnici e ha cercato di ricostruire, sotto diversi profili, la reale natura degli interventi finiti al centro delle contestazioni. Terminata la deposizione del consulente, l’udienza è proseguita con l’esame di Carmine Greco, funzionario comunale tra gli imputati del processo. Spazio quindi a Elvira Alfieri, sorella dell’ex sindaco di Capaccio Paestum e già presidente della Provincia di Salerno Franco Alfieri. Una deposizione nella quale ha affrontato sia gli aspetti familiari sia i rapporti professionali e imprenditoriali che hanno caratterizzato la vicenda.
Elvira Alfieri ha ricostruito i primi rapporti tra la propria azienda e la Derbit, sottolineando come le realtà imprenditoriali si conoscessero già da diversi anni, con collaborazioni e rapporti risalenti al 2009, al 2017 e al 2021. Ha quindi illustrato il proprio ruolo all’interno dell’azienda, dove ha lavorato come dipendente fino al 2023, prima di assumere l’incarico di amministratore. Nel corso delle dichiarazioni ha fatto riferimento anche ad alcune intercettazioni nelle quali viene chiamato in causa il fratello Franco Alfieri. Elvira Alfieri ha spiegato che i contatti con il fratello erano legati, secondo la sua ricostruzione, a esigenze dell’azienda, in particolare al mancato pagamento di alcune somme e alla necessità di ottenere chiarimenti o sollecitare pagamenti.
Un altro episodio richiamato riguarda la richiesta di aiuto per un finanziamento presso una Bcc. In questo caso, secondo quanto dichiarato in aula, Franco Alfieri avrebbe effettuato una singola telefonata. Elvira Alfieri ha escluso che il fratello, nell’arco di circa quarant’anni, abbia mai interferito nella gestione della sua attività imprenditoriale.
Nel descrivere la propria azienda, ha ricordato anche la crescita dell’impresa, arrivata a contare 29 operai e a sviluppare un fatturato nell’ordine dei 4-5 milioni di euro. Quanto ai rapporti con la Derbit, ha sostenuto che la società sarebbe stata interpellata anche in ragione della conoscenza maturata nel tempo e dell’efficienza dell’azienda. Si torna in aula giovedì prossimo con dichiarazioni spontanee di Franco Alfieri.