«Sono stato dentro una sorta di Grande Fratello». È il passaggio con cui Franco Alfieri ha voluto descrivere in aula l’esperienza legata a un anno e mezzo di intercettazioni. Dopo quasi un anno di processo, l’ex sindaco di Capaccio Paestum e già presidente della Provincia di Salerno ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee per circa un’ora, offrendo la propria ricostruzione dei fatti e, soprattutto, il contesto nel quale sarebbero state pronunciate alcune delle frasi finite agli atti. Prima di lui, la sorella Elvira Alfieri aveva concluso la deposizione iniziata nella precedente udienza. Poi è stata la volta di Andrea Campanile, storico collaboratore e capo staff di Alfieri.
Nel suo intervento, Alfieri ha richiamato la durata e l’ampiezza delle intercettazioni, senza contestarne l’esistenza, ma soffermandosi sui luoghi nei quali venivano effettuate: dalla stanza del sindaco a quella del presidente della Provincia, dall’auto di servizio fino a luoghi pubblici come un distributore di carburante e lo Zanzibar. Un elemento che, secondo la difesa, deve essere letto insieme al contesto delle conversazioni.
Tra gli episodi ricordati da Alfieri c’è una conversazione del novembre 2023, avvenuta in auto, nella quale, parlando della Versana, avrebbe pronunciato la frase: «Dobbiamo vincere anche questa». L’ex sindaco ha spiegato che quel «vincere» non sarebbe stato riferito a una gara d’appalto o a un accordo con imprese, ma utilizzato in senso figurato, come una sfida personale, alla luce del lungo percorso amministrativo iniziato da giovanissimo e delle numerose opere realizzate negli anni.
Una lettura che, secondo la difesa, dimostrerebbe come alcune espressioni intercettate possano assumere un significato diverso se estrapolate dal contesto.
Alfieri ha poi parlato della pubblica illuminazione di Capaccio Paestum, collegandola al programma elettorale con il quale un sindaco si presenta ai cittadini. Un progetto amministrativo, ha sostenuto, che comprendeva anche l’obiettivo di illuminare le numerose zone ancora prive di luce. Ha ricordato le segnalazioni ricevute dai cittadini, anche dopo le processioni, lungo strade rurali ma anche in aree più centrali del vastissimo territorio comunale. Nel suo racconto è tornato anche Andrea Campanile, conosciuto fin dai tempi del liceo e indicato come persona attenta alle problematiche del territorio.
Un altro passaggio ha riguardato Nino Pagano, indicato da Alfieri come una persona che, a suo giudizio, non avrebbe mantenuto un comportamento sincero e leale. Secondo la ricostruzione dell’ex sindaco, Pagano avrebbe potuto aspettarsi una nomina ad assessore. Alfieri ha inoltre fatto riferimento all’utilizzo di account falsi per la pubblicazione sui social di conversazioni private.
Sul piano processuale, la difesa ha ribadito anche la propria posizione sulle tre telefonate tra Franco Alfieri e la sorella Elvira, utilizzate dall’accusa per sostenere l’ipotesi di un’amministrazione di fatto della società Alfieri Impianti. Per i difensori, Domenicantonio D’Alessandro e Agostino De Caro, Alfieri si sarebbe limitato a trasmettere informazioni relative a specifiche vicende, senza assumere alcun ruolo nella gestione della società.
Con le dichiarazioni spontanee si è chiusa l’istruttoria dibattimentale. Resta ora un ultimo controllo sulla documentazione da inserire nel fascicolo, prima delle discussioni. Il calendario prevede le udienze del 15, 22 e 29 ottobre e del 12 novembre. La sentenza è attesa il 19 novembre. Alfieri ha concluso il suo intervento tornando alla propria esperienza amministrativa: «Amo il sindaco che sa fare il sindaco». E ha ricordato: «Appartengo alla vecchia Repubblica, ho iniziato giovanissimo ad amministrare».