Stanziati dieci milioni di euro in cinque anni per vincere la corsa contro il tempo  

Abbiamo solo cinque minuti per salvare la vita ad una persona colpita da arresto cardiaco.  Cinque minuti per passare da zero (o quasi) possibilità di sopravvivenza a 20-25%, fino al 60% di  possibilità mettendo subito in atto le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base e praticando  la defibrillazione precoce in attesa che arrivino i soccorsi.  

La conseguenza immediata di un cuore che improvvisamente smette di battere è l’interruzione completa dell’apporto di sangue e quindi di ossigeno a tutti gli organi e tessuti. Il cervello è il primo organo a soffrirne in modo grave. Infatti, dopo 10-15 secondi appena si perde  coscienza, a 3-4 minuti anche il respiro si ferma e dopo 7-8 minuti il cervello muore. Nessuna  persona sopravvive ad un arresto cardiaco che non si risolva entro 5 minuti, salvo sparute eccezioni. 

In Italia muoiono 7 persone ogni ora per arresto cardiaco e il 60% di questi eventi  drammatici si verifica in presenza di altre persone. 

L’intervento immediato, quindi, da parte di chi assiste ad un arresto cardiaco è indispensabile in attesa dell’arrivo dei soccorsi che, per quanto ben organizzati, raramente riescono ad arrivare sul  posto prima di 5-8 minuti. L’intervento immediato dovrebbe consistere nel mettere in atto prima possibile le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base (BLS) e praticare la defibrillazione precoce se disponibile un defibrillatore automatico sul posto.  

Il Decreto 16 marzo 2023 (pubblicato in G.U. il 24 luglio 2023 in attuazione della Legge  116/2021) si pone come obiettivo fondamentale quello di rendere concretamente possibile su tutto il  territorio nazionale la disponibilità di un Defibrillatore Automatico Esterno (DAE) che possa essere  utilizzato entro il limite critico di 4–5 minuti dall’evento da chiunque sia testimone di un arresto  cardiaco. 

La legge è stata finanziata con 10 milioni di euro nell’arco di cinque anni nel tentativo di vincere la  corsa contro il tempo garantendo una distribuzione strategica dei defibrillatori automatici sul  territorio soprattutto in ambiti ad alta densità abitativa. 

L’obbligo di dotarsi di un defibrillatore automatico sussiste, secondo la legge 

1) per le Pubbliche Amministrazioni nelle sedi con almeno 15 dipendenti e che erogano  servizi aperti al pubblico, assegnando priorità assoluta a scuole di ogni ordine e grado,  università comprese; 

2) per strutture come aeroporti, stazioni ferroviarie, porti e a bordo di mezzi di trasporto  (aerei, treni, navi) che effettuano tratte continuative senza soste della durata di almeno 2 ore; 

3) per gli Impianti e società sportive: dove la legge rende obbligatoria anche la presenza di personale specificamente addestrato. 

In questi casi specifici la normativa, per evitare che i DAE installati risultino inutilizzabili in caso di  necessità, impone L’individuazione formale di un Soggetto responsabile del controllo del corretto funzionamento dell’apparecchio.  

La presenza del DAE è raccomandata, ma non obbligatoria 

1) in centri commerciali, ipermercati, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e in altri luoghi  frequentati da molte persone oltre che in centri abitati isolati o montani. 

2) sulle vetture operative della Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza 

Inoltre, il medesimo decreto Decreto del 16 marzo 2023, dispone che i defibrillatori debbano essere situati in luoghi pubblici di libero accesso 24 ore su 24, ben visibili, indicati con segnaletica  standardizzata sia all’ingresso delle strutture che vicino al dispositivo e riportati sulla planimetria per le emergenze evacuative. 

La anorma prevede inoltre lo scudo penale per i cittadini, non operatori sanitari, che  dovessero usare il defibrillatore in un cointesto di stato di necessità, quale appunto quello che si  configura in presenza di una persona in arresto cardiaco e quindi in imminente pericolo di vita. 

Ad oggi, tuttavia, a distanza di 5 anni dall’entrata in vigore della legge, sussistono ancora delle  criticità:  

  • molti defibrillatori, infatti, non sono facilmente accessibili al pubblico, soprattutto nelle ore  serali e notturne; 
  • non tutti i dispositivi risultano censiti nelle piattaforme dedicate, 
  • la distribuzione dei DAE sul territorio nazionale è ancora disomogenea, con differenze  significative tra aree urbane e rurali;
  • la percentuale di cittadini formati alla rianimazione cardiopolmonare rimane limitata rispetto ad  altri Paesi europei, anche se è stato dimostrato che con un corso teorico-pratico ben fatto di sole  2-5 ore la quasi totalità delle persone impara a praticare il BLS e ad usare il defibrillatore  automatico. I corsi di Basic life support, BLS sono organizzati periodicamente dalle  associazioni di volontariato del soccorso e dai dipartimenti di emergenza-urgenza delle strutture  sanitarie e sono quasi sempre gratuiti.  

Insomma, la strada ad oggi risulta ben tracciata, ora non resta che percorrerla magari accelerando un  pò il passo.  

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ARTICOLO – Luigi Gallo