Condivido una riflessione del dott. Luigi Leuzzi, psichiatra e voce di spessore, nonché autore di numerose pubblicazioni antropologiche sul Cilento, in particolare sul Megalitismo, sulla Mitoarcheologia e sul Narcisismo nella società contemporanea.
“Uno dei meriti del “Premio dell’identità del Cilento” ormai giunto alla terza edizione nell’anno corrente, è stato quello di avviare un dialogo con gli adolescenti ed il loro immaginario nell’incontro con l’alterità di un mondo globalizzato e coglierne prospettive di sviluppo in un territorio in continua trasformazione.
Ogni luogo viene rappresentato simbolicamente per ciò che resta nella memoria collettiva, attivando una consapevolezza altrimenti destinata all’oblio o alla mancata fruizione, sempre compiendo un salto di livello per la capacità di cogliere le identità evolutive e rendere operativo il noi-senso. Ogni partecipante indipendentemente dal tipo di contributo in prosa, poesia, audiovisivo foto o dipinto realizzato ha incarnato una presentificazione delle proprie origini, in quanto si è assunto l’onere di rappresentarle in maniera originale, originaria e capace di rendere condivisibile un processo di co-narrazione che ha confrontato generazioni diverse per età e cultura sino a costituire una identità narrativa.
La selezione delle opere non si è limitata ad essere un elenco più o meno meritorio, bensì ha messo insieme gli attori variegati della cultura e delle istituzioni del territorio ed i partecipanti al premio, in altri termini tutti coloro che hanno ancora a cuore il destino delle antiche terre del Cilento e della Lucania Occidentale. La sfida lanciata è stata quella di dare corpo ad una svolta antropologica-culturale capace di invertire il senso del declino di una civiltà ancestrale per poi orientarla verso un futuro prossimo.
Conversando con il caro prof. Ezio Martuscelli a proposito dell’opportunità di mantenere un dialogo aperto tra la gli appartenenti del comitato scientifico e della giurìa con i partecipanti, mi è venuto spontaneo proporre la metafora di una adozione di ciascuna opera da parte dei primi secondo affinità elettive. In questo modo ciascun dialogo attualizzato e successivo alla premiazione dei vari contributi diverrebbe l’occasione per un confronto-incontro da pubblicare nel sito dedicato al Premio “L’identità del Cilento”.
A questo punto della mia riflessione vorrei darne un esempio. Tra i vari contributi dei partecipanti mi ha colpito il dipinto dal titolo ”’A chiesa vecchia” in cui un giovane autore, Mauro Vigorito, dipinge la chiesa di San Nicola di Centola con un taglio espressionistico. L’impiego di colori vivaci e surreali ha evocato in me per una idiosincrasia connaturata uno stato di tensione interiore, quasi rappresentando nel mio immaginario un lacerante appello ad evitare che il tempo ne possa dissolvere le forme. Il caso ha voluto che quasi in coincidenza del premio, l’amministrazione del Comune di Centola abbia preso atto dell’opportunità di un recupero del monumento. Vorrei soffermarmi sull’antefatto.
Nel mese di luglio dell’anno scorso è stato presentato il secondo volume del testo “Storia, conservazione e promozione del patrimonio culturale, materiale ed immateriale del Basso Cilento”, promosso dal Progetto Centola e dal Gruppo Culturale “Lambro-Mingardo” di cui mi onoro far parte. L’evento si è svolto nel borgo di San Nicola di Centola; erano presenti tra le autorità invitate il sindaco di Centola, alcuni rappresentanti dell’amministrazione municipale ed il presidente del Parco. Il prof. Ferdinando De Luca ha approfondito il tema della storia e della conservazione e del restauro dei monumenti ed edifici salienti del sito. Nell’occasione è stato presentato l’autore del dipinto e la sua opera.
Non a caso l’evento culturale ha sollecitato una attenzione etica e valoriale da parte dell’amministrazione pubblica di Centola e, dopo un breve lasso di tempo, il campanile della chiesa diruta è stato messo in sicurezza e destinato ad un eventuale restauro. ll dipinto nel contesto culturale occasionato si è tradotto così in una immagine attiva capace di orientare fattivamente le decisioni delle autorità implicate nella conservazione del monumento significativo per la storia del borgo”.
Aniello Amato