La vicenda del lebbroso guarito da Gesù, che abbiamo ascoltato nel Vangelo di domenica, ci mostra
il modo di agire di Cristo. Uno stile concreto e pratico: “poche parole e fatti concreti” afferma
Francesco.
Con ogni persona ammalata, nel corpo o nell’anima, Gesù si comporta sempre allo stesso modo,
“non indugia in discorsi o interrogatori, tanto meno in pietismi e sentimentalismi. Dimostra
piuttosto il pudore delicato di chi ascolta attentamente e agisce con sollecitudine, preferibilmente
senza dare nell’occhio”.
Tale stile pratico deve divenire anche lo stile di ciascuno di noi poiché, ammonisce Francesco:
“L’amore ha bisogno di concretezza, l’amore ha bisogno di presenza, di incontro, ha bisogno di
tempo e spazio donati: non può ridursi a belle parole, a immagini su uno schermo, a selfie di un
momento o a messaggini frettolosi”.
L’amore che impariamo da Gesù, dunque, è quella concretezza che ci invita a riscoprire la bellezza
del calore umano che cura e guarisce. Un amore che è anzitutto “presenza concreta”.

Di Mario Bamonte

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