Rischio (quasi) azzerato grazie a moderni sistemi di monitoraggio della profondità dell’anestesia – Da tempo disponibili anche nelle sale operatorie di  Vallo della Lucania.  

Chi deve sopporsi ad un intervento chirurgico in anestesia generale ha tre grandi timori:  quello che l’anestesia possa non funzionare, quello di non risvegliarsi più e quello che ci si  possa risvegliare prima che l’intervento chirurgico sia finito. 

Il rischio che l’anestesia generale non possa funzionare, o meglio che con l’uso dei famaci e  delle tecniche moderni correttamente utilizzati non si riesca a indurre il “sonno anestetico”, è  pari a zero. Tutti i pazienti indistintamente si addormentano dopo la somministrazione dei  farmaci ipnotici alle dosi giuste.  

Il rischio di non svegliarsi più dopo anestesia generale (morte o danni cerebrali gravi) per  cause esclusivamente legate all’anestesia è trascurabile: si verifica un caso ogni  centomila/duecentocinquantamila anestesie a seconda degli studi pubblicati negli ultimi 30  anni. Di solito questi eventi sono legati alla compromissione delle condizioni generali del  paziente ed alla complessità e complicanze degli interventi chirurgici (di neurochirurgia e cardiochirurgia in particolare). 

Il rischio di svegliarsi dall’anestesia generale prima che l’intervento sia finito è oggi  altrettanto trascurabile, ma in passato lo è stato di meno. Fino agli ad inizio anni ’90 i racconti  di pazienti che riferivano di essersi svegliati prima che l’intervento fosse finito, che avevano  sentito tutto ed avvertito dolore senza la possibilità di muoversi. Tali racconti, tuttavia, venivano spesso accolti con scetticismo o liquidati come sogni o allucinazioni post operatorie. Negli anni successivi questi eventi sono stati sempre più studiati e documentati fino a prenderne piena coscienza scientifica. 

La svolta positiva in questo campo si è verificata verso la fine degli anni ’90 quando è stata  messa a punto un’apparecchiatura elettromedicale in grado di registrare, in tempo reale ed in  modo continuo, le variazioni dell’attività elettrica cerebrale in rapporto alla profondità dell’anestesia. Detto in termini semplici, il dispositivo, registrata l’attività elettrica cerebrale  in modo del tutto non invasivo, restituisce un valore digitale compreso tra 0 e 100 indicativo della profondità dell’anestesia. Un valore tra 90 e 100 equivale a paziente sveglio, valori  progressivamente più bassi significano sedazione e perdita di coscienza. Valori compresi tra  40 e 60 documentano inequivocabilmente assenza di coscienza (e giusta profondità  anestetica) con un rischio di “ricordo intraoperatorio” pressoché nullo. Valori inferiori a 40  documentano un’anestesia impropriamente profonda. Il monitoraggio di questi valori in  tempo reale permette all’anestesista di intervenire in tempi utili per evitare risvegli  intraoperatori inopportuni rimodulando la somministrazione dei farmaci anestetici in base al  valore osservato. Oggi questa apparecchiatura, conosciuta col nome monitor BIS (indice  bispettrale) o monitor Conox, ampiamente validata e fortemente consigliata dalle società  scientifiche, è molto diffusa ed utilizzate nelle sale operatorie contribuendo in modo  determinante non solo alla sicurezza del paziente durante l’intervento chirurgico, ma anche  favorendo il recupero nell’immediato post-operatorio avendo reso possibile una più accurata  modulazione della somministrazione dei farmaci anestetici nel corso dell’anestesia.  

Salvo errore umano, sempre in agguato, oggi il rischio di risveglio intraoperatorio è  pressochè nullo. Nei rarissimi casi che ancora si osservano, i pazienti raccontano di aver  sentito delle voci e di aver avvertito delle sensazioni tattili durante l’intervento, ma mai  dolore. Spesso sono in grado di raccontare quell’esperienza con una certa neutralità emotiva e  non si registrano conseguenze psicologiche di nessun genere. 

Le paure più comuni riferite dalle persone che devono essere sottoposte ad anestesia generale,  benché assolutamente comprensibili, non trovano oggi ragion d’essere soprattutto alla luce  delle più recenti acquisizioni in tema di apparecchiature elettromedicali che permettono un  livello di sicurezza per il paziente mai registrato in passato.  

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ARTICOLO – Luigi Gallo