Le cinque “trappole” che possono rovinarci una vacanza da
sogno tra mare, sole e zero pensieri. Vediamo quali sono e
cosa fare per salvarci la vacanza (e forse la vita)!
Trappola numero 1
1) Puntura urticante da medusa: in realtà le meduse non
pungono, ma quando si attaccano con i loro tentacoli sulla
preda, e a volte la preda siamo noi, rilasciano sostanze
urticanti in grado di provocare in pochi minuti una lesione
simile ad una ustione cutanea di secondo grado con bruciore,
arrossamento, dolore e comparsa di bolle. Ciò che va fatto
prima possibile è lavare abbondantemente con acqua di mare,
rimuovere delicatamente residui di tentacoli con una pinzetta o
un cartoncino tipo carta di credito o la parte non tagliente di un
coltello, asciugare ed applicare impacchi freddi. NON bisogna
lavare la zona interessata con acqua dolce perché questo
favorisce la rottura di altre cellule urticanti eventualmente
presenti sulla cute, non va applicato del ghiaccio, non bisogna
strofinare o apporre sabbia o sostanze disinfettanti alcoliche:
questi provvedimenti, infatti, potrebbero peggiorare di molto la
lesione. Applicare, invece, una volta asciugata delicatamente
la parte, della pomata al cloruro di alluminio al 5% (un prodotto
molto specifico), o una pomata al cortisone da usare anche nei
giorni successivi tenendo coperta la cute interessata per
evitare discromie.

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Trappola numero 2

2) Puntura di tracina (o pesce di ragno): di solito si verifica per
calpestio degli aculei velenosi della sua pinna dorsale in
quanto ama nascondersi sotto la sabbia dei fondali. Il dolore è
immediato e forte. Si farà ricordare per sempre. La prima
cosa da fare, se possibile, è immergere la parte interessata, si
solito il piede, in acqua più calda possibile almeno a 37-40
gradi per 30-60 minuti: questo provvedimento inattiva la
tossina rilasciata dagli aculei in quanto molto sensibile al
calore riducendo gli effetti tossici sui tessuti. L’area interessata
dalla puntura appare arrossata, gonfia e molto dolente. Va
ispezionata per verificare l’eventuale presenza di aculei residui
che vanno rimossi per poi disinfettare bene la parte anche nei
giorni successivi. Molto utile l’applicazione di cloruro di
alluminio al 5% o pomate al cortisone. Dovessero comparire
segni di infezione, abbastanza frequenti in questi casi,
potrebbe essere necessario assumere antibiotici. Nel caso di
puntura di tracina, così come nel caso di puntura urticante da
medusa, la comparsa di sintomi generalizzati quali vertigini,
difficoltà respiratoria o svenimento, è necessario chiamare i
soccorsi in quanto potrebbe trattarsi di una reazione allergico-
anafilattica, benché questa evenienza si verifica in casi
estremamente rari.

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Trappola numero 3

3) Colpo di sole. Consiste in un rapido aumento della
temperatura corporea come conseguenza di una esposizione
eccessivamente lunga ai raggi diretti del sole e di una
importante disidratazione. Le persone più a rischio sono
bambini ed anziani. Si manifesta con sintomi di varia gravità
che vanno da un senso di spossatezza, ad una stanchezza
eccessiva, alla comparsa di nausea, vomito, cefalea, vertigini,
cute calda e secca, ipotensione fino ad uno stato confusionale
con perdita di coscienza. Nei casi non trattati il colpo di sole
può essere mortale. In presenza di questi sintomi è
indispensabile chiamare il 118 descrivendo cosa sta
succedendo e soprattutto dando precise indicazioni per
rendere più facile ai soccorsi di raggiungervi soprattutto se vi
trovate su spiaggia libera senza un riferimento ambientale
preciso. Considerate la possibilità di inviare ai soccorritori la
propria posizione col telefonino. Nel frattempo, recuperate
una zona all’ombra, applicate impacchi di acqua fredda
soprattutto sul torace, alle ascelle, all’inguine e sulla testa,
sollevate le gambe, e se si è in grado di bere assumente (o
fate assumere) acqua, NON bevande di altro tipo e meno che
mai bevande alcoliche.

La buona notizia è che il colpo di sole si può facilmente
prevenire evitando di esporsi al sole nelle ore più calde della

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giornata (tipicamente dalle 11 alle 16), assumendo liquidi in
abbondanza per evitare la disidratazione e proteggendosi la
testa con un copricapo. Ai primi segni di insofferenza o
stanchezza, meglio lasciare la spiaggia e recuperare una zona
più confortevole.

Trappola numero 4

4) Idrocuzione, spesso confusa con la congestione. Consiste in
una perdita di coscienza (o sincope) provocata da
un’immersione rapida in acqua fredda in presenza di una cute
molto calda, per esempio, per una prolungata esposizione ai
raggi solari. Tipicamente l’idrocuzione è più frequente dopo un
tuffo in acque fredde. La perdita di coscienza nell’idrocuzione
è dovuta all’attivazione del nervo vago scatenata dall’impatto
della cute molto calda con l’acqua fredda; ne consegue
rallentamento della frequenza cardiaca (bradicardia) e una
caduta improvvisa della pressione arteriosa con perdita di
coscienza. Tutto questo può accadere in modo fulmineo
all’impatto con l’acqua fredda rendendo ragione dei casi di
annegamento che a volte si verificano in prossimità della riva
nonostante il mare calmo. Più frequentemente l’idrocuzione si
manifesta in modo meno violento dopo l’entrata in acqua con
sintomi quali nausea, vertigini, annebbiamento della vista e
malessere generale: tutti legati alla bradicardia e
all’ipotensione che in questi casi sono evidentemente meno

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gravi. In presenza di questi sintomi è necessario uscire
immediatamente dall’acqua, chiedere aiuto e distendersi.
Spesso si confonde l’idrocuzione con la congestione.
L’idrocuzione non ha nulla a che vedere con la congestione in
cui lo stato di malessere non è scatenato dall’impatto
improvviso con l’acqua fredda, ma dallo sforzo di nuotare a
stomaco pieno. Durante la digestione notevoli quantità di
sangue sono deviate fisiologicamente verso l’apparato
digerente sottraendole ad altri organi come per esempio ai
muscoli. Come conseguenza dello sforzo di nuotare possono
comparire malessere e crampi muscolari con rischio di non
riuscire a riguadagnare la riva. Il blocco della digestione legato
allo sforzo, con dolore addominale e crampi, provoca a volte
conseguenze cardiovascolari anche gravi.
La buona notizia è che sia l’idrocuzione che la congestione
possono essere evitate: l’idrocuzione può essere
scongiurata, infatti, evitando l’immersione repentina in acqua
fredda o rinviando il bagno a dopo un periodo di
acclimatazione. L’acclimatazione si realizza bagnandosi a riva
le gambe, le braccia, il torace, la nuca e l’addome. Cinque-
dieci minuti di queste manovre preliminari sono sufficienti ad
evitare crisi vagali da shock termico in quanto l’organismo
riesce ad adattarsi gradualmente alla temperatura cui verrà
sottoposto al momento dell’immersione in acqua. Per evitare la
congestione, invece, resta valido il consiglio di consumare

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pasti leggeri e non nuotare prima delle due ore-tre ore
dall’assunzione dei pasti.

Trappola numero 5:

5) Sindromi da annegamento: Si tratta di una insufficienza
respiratoria acuta dovuta all’inalazione di acqua nei polmoni.
Si possono verificare per casi fortuiti o fatalità, quali malori
improvvisi in acqua o incidenti nautici, ma il più delle volte gli
annegamenti, fatali o meno, sono dovuti ad imprudenza:
come per esempio fidarsi troppo delle proprie capacità di
nuotatori, idrocuzione, non tenere conto degli avvisi di
pericolo balneare emanati dalla capitaneria di porto o dei
segnali (bandiere rosse, boe) che gli addetti alla sorveglianza
e sicurezza dei lidi espongono in caso di mare mosso o altri
pericoli legati alla balneazione.

Una delle cause più importanti delle sindromi di annegamento,
tuttavia, è costituita dalle correnti di risacca. Queste correnti
sono caratterizzate dal fatto che pur formandosi in presenza di
mare anche non eccessivamente mosso, hanno una direzione
centrifuga rispetto alla riva nel senso che tendono a portare
verso il largo qualunque cosa capiti nel loro flusso, anche
nuotatori esperti o bagnanti su materassini o salvagenti.
Appaiono come corridoi d’acqua ingannevolmente calmi,
mentre ai due lati il mare appare mosso o poco mosso con

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onde che si infrangono a riva. Una volta finiti in una di risacca,
nuotare controcorrente può rivelarsi un errore fatale in quanto
il più delle volte non si riesce a riguadagnare la riva
nonostante gli sforzi. Il sopraggiungere della fatica muscolare
e del panico rende molto concreto il rischio di annegamento.
Gli esperti consigliano in questi casi di nuotare in parallelo
rispetto alla risacca al fine di aggirarla e sfruttare le onde
laterali che viaggiano verso riva. Molto più facile a dirsi che a
farsi, naturalmente, per la stragrande maggioranza di noi. Il
modo più semplice per evitare di rischiare la vita in una
corrente di risacca è quello di riconoscerla e quindi di
evitarla. Il che tutto sommato è abbastanza semplice: una
risacca appare come un corridoio d’acqua ingannevolmente
calmo mentre ai due lati di esso il mare è poco mosso o
mosso. L’osservare oggetti o altro materiale galleggiare
velocemente verso il largo su questo corridoio d’acqua
costituisce prova certa che trattasi di una risacca e quindi va
assolutamente evitata.

Sole, mare, riposo, zero pensieri; ma per una vacanza
tranquilla conviene mettere nella minivaligetta personale del
pronto soccorso poche cose essenziali: garze sterili,
disinfettante non alcolico, qualche cerotto, pinzetta (tipo quelle
usate per le sopracciglia), pomata al cloruro di alluminio 5% o
pomate al cortisone, compresse di cortisone e/o di
antistaminico se si soffre di allergia (magari da assumere in

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caso di reazione allergica in attesa dei soccorsi). Non
dimenticare di portare sempre con sé una buona dose di
prudenza e di buonsenso, ma questi “prodotti” non si trovano
in farmacia!
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ARTICOLO – LUIGI GALLO