Marcello Ametrano torna a parlare del cantiere per la realizzazione del nuovo Istituto Parmenide
Prendiamo atto delle dichiarazioni del Consigliere Bruno, le quali tuttavia appaiono più come un esercizio di retorica
politica che una rassicurazione basata su atti amministrativi concreti. È necessario riportare il dibattito sui binari
della realtà, per il rispetto che si deve ai cittadini e alla comunità scolastica.
Dovere di vigilanza, non campagna elettorale
In via preliminare, precisiamo con estrema chiarezza che questo Gruppo di Minoranza non ha alcun interesse ad
alimentare polemiche strumentali né a “fare campagna elettorale” su un tema così delicato. Se l’intento fosse stato
puramente elettorale, avremmo scelto temi certamente meno complessi e più popolari, che non mancheranno di
essere oggetto di confronto nelle sedi più opportune.
Tuttavia, di fronte a un’opera di questa portata, il nostro silenzio sarebbe una colpevole omissione. Evidenziare
criticità oggettive e rischi finanziari non è propaganda, ma esercizio del mandato di vigilanza che i cittadini ci hanno
affidato. La trasparenza non è un attacco, è un dovere.
1. Sulla Validazione: un gioco di responsabilità
Il Consigliere afferma che la validazione spetti al RUP e non all’Amministrazione. Sebbene formalmente corretto,
questo “scaricabarile” è politicamente inaccettabile. Il RUP è un organo dell’Ente: se l’Amministrazione firma la
consegna dei lavori e avvia le demolizioni, dichiara implicitamente che l’opera è cantierabile. Dire “non è colpa
nostra” davanti a un cantiere fermo per la presenza di acqua non è una giustificazione, è l’ammissione di una
vigilanza carente su un progetto da 18 milioni di euro.
2. L’imprevisto dell’acqua: un rischio sottovalutato
Sostenere che i sondaggi a 30 metri non avessero rilevato acqua non esime l’Amministrazione dalle proprie
responsabilità. La prossimità a un corso d’acqua avrebbe dovuto imporre un rigore supplementare. Se oggi il
Consorzio e i tecnici discutono sulla “gestione” del sottosuolo, significa che la progettazione esecutiva non è stata
in grado di prevenire i problemi attuali. Chi pagherà i costi aggiuntivi delle varianti e i danni da fermo cantiere?
3. Il silenzio sul rischio di dissesto finanziario
Il Consigliere Bruno glissa sul punto più allarmante: la scadenza PNRR di giugno 2026. Il ricorso al “finanziamento
sponda” non è un successo, ma un paracadute d’emergenza che espone l’opera a tempi burocratici più lunghi e
incerti. In caso di revoca dei fondi UE, il Comune ha un piano finanziario solido che non preveda debiti fuori bilancio
o il dissesto dell’Ente? Questa è la risposta che i cittadini attendono.
4. Demolizione e futuro: quando sarà terminata l’opera?
Demolire la sede storica prima di aver risolto ogni riserva tecnica è stata una scelta azzardata che ha trasformato
un’opportunità in un’emergenza logistica. Rivendicare la sistemazione degli studenti come un successo è
paradossale: il merito di un’amministrazione si misura sulla costruzione del nuovo, non sulla gestione del disagio
derivante da un cantiere bloccato. Chiediamo una data certa di fine lavori, basata su un cronoprogramma reale e non
su speranze politiche.
La nostra proposta tecnica: la “Certificazione di indifferibilità”
Se l’Amministrazione è così certa della bontà del proprio operato e della non prevedibilità dell’intoppo tecnico,
proceda immediatamente a richiedere la “Certificazione di indifferibilità” presso le sedi ministeriali. È l’unico atto
tecnico in grado di blindare il passaggio ai fondi nazionali e azzerare i rischi di danno erariale.
Senza atti certi, le parole restano propaganda. La comunità di Vallo della Lucania merita una scuola, non
un’incompiuta che peserà sulle future generazioni.
Il Gruppo di Opposizione Consiliare