Se c’è una seconda Italia sparsa per il mondo con circa 60 milioni di oriundi italiani,

esiste anche un secondo Cilento sparso per il mondo con i suoi circa 400 mila oriundi cilentani.

Il Cilento, area geografica a sud della provincia di Salerno (circondario di

 

Vallo della Lucania) non fu esente dal fenomeno migratorio che interessò,

 

a più riprese, l’Italia a partire dal 1861. Si calcola che da questa area abbia

 

avuto origine un flusso migratorio totale di circa 180.000 persone, pur

 

costituendo solo lo 0,6% della superficie territoriale dell’Italia e sia abitata

 

da solo lo 0,3% della popolazione italiana. Il contesto storico generale in

 

cui va inquadrato il fenomeno dell’emigrazione cilentana non può che

 

partire dall’Unità d’Italia. Il 17 marzo 1861 il Parlamento della VII

 

legislatura dello Stato Sabaudo approva e promulga l’articolo unico della

 

legge con cui il re Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi successori il

 

titolodi Re D’Italia. NasceilRegno d’Italiacon una estensione territoriale

 

268.201 Km2 che si completò solo nel 1936 con l’annessione del Veneto

 

e Roma (310.190Km2). Ilprimocensimentodella popolazione delRegno

 

fu realizzato nel dicembre 1861. Gli abitanti presenti sul territorio

 

 

Nei censimenti successivi, quello del 1901 e

 

del 1911, la popolazione italiana era

 

costituita rispettivamente da 32.966.307

 

persone (con 32.475.253 presenti di fatto),

 

e da 35.843.048 (con 34.671.377 presenti

di fatto) registrando una crescita di circa

14.000.000 persone dell’arco di 50 anni. La

 

crescita demografica, la carenza di terra e la

 

crisi        agricola        portarono        ad        un

 

impoverimento            progressivo            della

 

popolazione mettendo le basi per lo sviluppo

 

del fenomeno dell’emigrazione di massa.

 

I due periodi in cui si è registrato il maggiore

flusso migratorio vanno, il primo, dal 1861

 

allo scoppio della Prima guerra mondiale

 

(1914); il secondo coincide con gli anni ’50 e

 

’60. Nel primo periodo (1861-1914) si calcola

 

che, al netto dei rientri, emigrarono ben nove

 

milioni di persone soprattutto verso le

 

Americhe, Brasile e Uruguay, nazioni con territori estesi e bisognevoli di manodopera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Legge 17 marzo 1861.

 

Proclamazione Vittori Emanuele II

 

re d’Italia

 

 

fotografati nella notte tra il 31 dicembre 1861 e il 1° gennaio 1862 risultarono essere pari a 22.182.377 di cui

 

21.777.377 presenti di fatto. Il 51% della popolazione del neonato Regno d’Italia era di sesso maschile, l’età

 

 

media di 27 anni con una percentuale di ultrasettantenni ridotissima, presenti un alto tasso di natalità e

 

nuclei familiari numerosi (i bambini con meno di 10 anni rappresentavano il 24% del totale e ogni famiglia

contava in media 4 componenti). Bassissimo il tasso di alfabetizzazione con solo il 10% della popolazione che

 

sapeva usare la lingua italiana mentre circa il 75% delle persone non sapeva né leggere né scrivere. Il 70%

 

 

della popolazione era impiegata in agricoltura, che utilizzava tecniche arretrate e poco produtive, le

 

infrastrutture erano scarsissime al Sud, i capitali del tutto insuficienti. Tutto questo faceva dell’Italia il Paese

 

più povero ed arretrato d’Europa.

Negli anni ’50 e ’60 si registrò un flusso migratorio, al netto dei rientri, di circa 270.000 espatri all’anno (per

 

un totale di circa 5.000.000 nel ventennio considerato) soprattutto verso i paesi europei come Germania e

 

Francia. Dal 1958 al 1963 l’Italia “esporta” nei paesi europei oltre un milione e mezzo di emigranti, di cui circa

 

i 2/3 provengono dal Sud. Il contributo all’emigrazione delle regioni meridionali, soprattutto Puglia e

 

Campania, aumenta progressivamente fino a costituire nel 1963 quasi il 75% degli espatri (1). Nello stesso

 

periodo si registrò un notevole flusso migratorio interno dove milioni di persone emigrarono dalle regioni del

 

Sud Italia verso le regioni del Nord (quelle del cosiddetto “triangolo industriale”: Milano-Torino-Genova). Il

 

flusso migratorio interno dal Sud verso il Nord, infatti, fu caratterizzato nel solo decennio tra il 1951 e il 1960

 

dallo spostamento di circa due milioni di persone e di almeno altrettante nel decennio successivo. Alcune

 

fonti riportano che l’emigrazione italiana nel mondo, dal 1861 al 1970, coinvolse complessivamente oltre 27

 

milioni di cittadini.

Ad oggi gli oriundi italiani nel mondo (ossia gli italiani e loro discendenti che sono emigrati e che non hanno

 

fatto ritorno a partire dal 1861) si calcola siano tra i 60 e gli 80 milioni (2, 3, 6, 7).

 

 

 

 

Flussi migratori dal Cilento (ossia dal “Circondario di Vallo della Lucania”)

 

 

 

 

Il territorio cilentano     non è stato

 

immune                 al                 fenomeno

 

dell’emigrazione così come l’intera

 

Nazione italiana;anzi il suo contributo

 

in termini di impoverimento di risorse

 

umane è risultato molto alto. Il

 

Cilento, territorio Sud della provincia       Il territorio cilentan di Salerno, faceva parte del Regno

 

delle due Sicilie e, quindi, da subito

 

(1861) del Regno d’Italia con una estensione territoriale di 1.401 Km2, pari allo 0,52% dell’interno territorio

 

della neonata nazione. Le condizioni socio-economiche, demografiche e culturali del territorio cilentano agli

 

esordi dell’Unità d’Italia non differivano molto da quelle di tante altre zone d’Italia, nonostante potesse

 

vantare nella sua storia territoriale la nascita della scuola eleatica ad opera di Parmenide e Zenone nella città

 

di Elea, l’attuale Velia fondata da coloni greci nel 540 a.C., e la gloriosa Paestum (l’antica Poseidonia) fondata

 

nel 600 a.C. da coloni greci, oggi sito archeologico dell’UNESCO e patrimonio dell’umanità.

 

Al primo censimento del 1861 (Doc 1), gli abitanti nel Cilento (“Circondario di Vallo della Lucania”, come

 

denominato nel documento storico) risultarono essere pari a 96.173, rappresentando lo 0,43% dell’intera

 

popolazione del Regno. La popolazione presente nel Cilento risultante dal censimento del 1901 (Doc 2) era

 

costituita da 106.916 persone (con 99.991 presenti di fatto), pari allo 0,32 % della popolazione Italiana,

 

mentre al censimento del 1911 (Doc 3) la popolazione del Cilento risultò essere di 108.857 abitanti (con

 

97.008 presenti di fatto), pari allo 0,31% della popolazione Italiana.

Dal territorio del Cilento, nel periodo del primo grande flusso migratorio (1861-1914) emigrarono circa

 

108.231(cioè l’1,2% dell’interoflusso migratorio italiano riferito aquelperiodo), cifre assolutamenteabnormi

 

per la popolazione cilentana dell’epoca (1, 2). Nel ventennio 1950-1970 a fronte di circa 5.000.000 di persone

 

espatriate, il Cilento contribuì con circa 40.000 persone (per quanto la cifra esatta risulta dificile da stabilire

 

non esistendo un dato aggregato specifico riferito a tale popolazione). Riferitamene all’emigrazione interna

 

(Sud verso Nord) nel decennio 1951-1960, a fronte ad un totale di circa 2.000.000 di persone, il Cilento

 

contribuì con circa 15.000 persone e con almeno altrettante nel decennio 1960-1970 (4).

 

In definitiva nei periodi di maggiore flusso migratorio, 1861-1914 e 1950-1970, il numero di persone che ha

 

lasciato il Cilento è stato pari a circa 178.231 considerando sia gli espatri che la migrazione interna. Questa

 

cifra, necessariamente approssimativa, non tiene conto di altri periodi storici, per es dal 1915 al 1950, dove

 

l’emigrazione si ridusse di molto a causa dei periodi bellici e dei maggiori controlli attuati dai Paesi di

 

destinazione. Tuttavia, è senz’altro da considerarsi attendibile in quanto il flusso migratorio dei periodi non

 

considerati è stato controbilanciato complessivamente dai rientri.

 

Nonostante gli enormi flussi migratori, la popolazione dell’Italia è andata sempre aumentando nel tempo

 

(Doc 4) così come quella del territorio Cilentano (Doc 5).

 

Al 31 dicembre 2023 la popolazione italiana era costituita da 58.971.230 persone e quella del territorio

 

cilentano da 179.236 abitanti (Doc 6). Il dato curioso è che oggi la popolazione cilentana costituisce lo 0,3 %

 

dell’intera popolazione italiana, percentuale pressoché sovrapponibile a quella riscontrata nei censimenti del

 

1901 e del 1911.

 

Se c’è una seconda Italia sparsa per il mondo con circa 60 milioni di oriundi italiani, esiste anche un secondo

 

Cilento sparso per il mondo con i suoi circa 400 mila oriundi cilentani.

 

ARTICOLO DI  LUIGI GALLO