Borgo Santa Maria (LT), 17 giugno 2024. Al numero di emergenza 118 arriva una richiesta di soccorso per una persona con una “grave ferita ad un braccio”. All’arrivo sul posto i soccorritori trovano una persona extracomunitaria riversa a terra con un braccio amputato, priva di coscienza, pallida come la cera. Di fianco una cassetta di plastica in cui era stato riposto l’arto amputato. Si convincono che quella persona ormai sia morta; invece un filo di respiro ed un polso flebilissimo lo tengono ancora in vita. Lo rianimano. Trasportato in emergenza con l’elisoccorso al San Camillo, Satnam Singh, 31 anni, indiano, bracciante agricolo senza permesso di soggiorno, che lavorava 14 ore al giorno per 4 euro l’ora in una azienda agricola, morirà due giorni dopo. Dal racconto di testimoni, Satnam,insieme al suo braccio amputato sistemato in una cassetta di plastica, era stato scaricato frettolosamente davanti casa sua da un furgone guidato da un uomo che immediatamente aveva invertito la marcia per sparire da lì a poco. A questo punto i vicini chiamano il 118 e raccontano ai sanitari il modo insolito con cui è stato prestato il primo soccorso al loro vicino. Le forze dell’ordine ricostruiranno l’accaduto nei giorni successivi…
Novanta minuti prima della chiamata al 118 Satnam sta bene, è molto stanco, ma continua come ogni giorno ad andare avanti. Nel campo di meloni dove lavora è il momento di rimuovere la plastica dal terreno, quella plastica che impedisce la crescita di erba e altri organismi parassiti nocivi per la produzione. Sta utilizzando una macchina avvolgi plastica, un sistema rotante a motore che raccoglie intorno ad un asse le larghe strisce di plastica per poi trasportarle fuori dal campo. In un attimo la macchina rotante aggancia il braccio di Satnam e lo risucchia inesorabilmente intorno al suo inarrestabile asse rotante. Neanche il tempo di rendersene conto, neanche il tempo di gridare aiuto e il braccio cade a terra tranciato di netto. Il sangue, vivo e pulsante, raggiunge il terreno che sembra assorbirlo, avido, come se non aspettasse altro.
I compagni di lavoro, paralizzati dal panico, cercano di tamponare quell’enorme ferita con panni sporchi da lavoro e si chiedono se sia il caso di avvisare il loro padrone. Troppo grave l’accaduto per evitarlo. Lo fanno, e intanto è già passata un’ora nel mentre l’agonia di Satnam peggiora… e peggiora… e peggiora ancora. Finalmente il furgone guidato dal padrone! “E’ salvo” pensano i compagni. Aiutano a sistemarlo sul furgone e recuperano il braccio tranciato (magari i medici glielo possono riattaccare). Ma il padrone non chiama i soccorsi, non lo accompagna in ospedale: si dirige verso la casa di Satnam, lo scarica davanti la porta in strada, ripone a terra la cassetta di plastica col braccio tranciato e inverte la marcia, veloce.
ARTICOLO DI LUIGI GALLO