Esiste un filo d’oro che attraversa le montagne del Cilento, collegando le grotte solitarie del VI secolo alle opere di carità del Novecento. È il filo della santità femminile, incarnato da due figure che hanno segnato la storia religiosa di questa terra: Sant’Elena di Laurino e Madre Chiara Oristanio.
Sant’Elena: Il profumo della grotta e delle rose
Sant’Elena (o Eliena) non è solo una santa, è l’anima stessa di Laurino. La sua scelta fu radicale: fuggire dalle lusinghe del mondo per farsi “eremita della rupe”. Per ventun anni, il Monte Pruno è stato il suo altare. Il Cilento la venera non come una figura distante, ma come la giovane che trasformò il pane in rose per sfuggire all’ira del padre e continuare a sfamare gli ultimi. La sua figura parla di una natura cilentana che si fa tempio, dove il silenzio della roccia diventa preghiera incessante.
Madre Chiara: La “piccola via” nel cuore del popolo
Secoli dopo, quella stessa forza spirituale è rifiorita in Madre Chiara Oristanio a Cuccaro Vetere.
Fondando le Suore Ancelle di Santa Teresa del Bambin Gesù, Madre Chiara ha portato nel Cilento e oltre il messaggio della “piccola via” di Lisieux: fare le cose ordinarie con un amore straordinario. Se Sant’Elena ha vissuto la contemplazione nel deserto dei monti, Madre Chiara ha portato quella stessa luce tra la gente, educando i giovani e assistendo i sofferenti. Le sue “Ancelle” sono oggi il braccio operoso di quella fede che Madre Chiara ha seminato con umiltà e determinazione, rendendo la carità un servizio quotidiano e gioioso.
Il Cilento non è solo un paesaggio, è un modo di sentire Dio. Sant’Elena e Madre Chiara ne sono le testimoni eccelse: Sant’Elena rappresenta la forza delle origini, la fede che si fa ascesi e miracolo; Madre Chiara, invece, rappresenta la modernità della missione, la fede che si fa accoglienza e istruzione.
Riguardo alla spiritualità fra i giovani di oggi, ho intervistato Milena Esposito, oblata e responsabile della casa editrice L’Argolibro, che ha sede ad Agropoli. Milena ha affrontato un cammino spirituale profondo; alla mia domanda sul bisogno di un incontro intimo con il Divino, sostiene: “Per me, come oblata laica redentorista, riscoprire il valore della spiritualità significa scegliere uno stile di vita che mette Gesù al centro. Non è una fuga dalla realtà né un’esperienza solo interiore, ma un cammino di fede vissuto giorno per giorno, là dove siamo poste. Sant’Elena e Madre Chiara ci ricordano che la santità non è riservata a poche persone straordinarie, ma è una possibilità reale per ogni donna, anche oggi, nelle situazioni ordinarie dell’esistenza. Nel tempo in cui viviamo, segnato da ritmi veloci e da una certa frammentazione, molte giovani donne davvero ancora di più cercano autenticità, senso e relazioni vere. In questo contesto la spiritualità non allontana dal mondo, ma aiuta a tenere insieme fede e vita, interiorità e responsabilità. È un cammino che educa a guardare la realtà con occhi più attenti, capaci di riconoscere la presenza di Dio nella storia e di vivere con maggiore consapevolezza il proprio posto nel mondo. Per le giovani di oggi, la spiritualità può diventare uno spazio di vera libertà interiore: non un insieme di regole da rispettare, ma un’esperienza che trasforma. Riscoprire la spiritualità significa riscoprire se stesse, sentirsi chiamate, amate e inviate. Vivere dell’amore di Dio vuol dire fare esperienza di un amore che viene prima di tutto, che è fedele e incondizionato, e che dà solidità all’identità personale, aprendo alla responsabilità e al dono di sé. Oggi sentiamo più che mai il bisogno di una spiritualità incarnata, che non separi la fede dalla vita quotidiana. Come oblata, riconosco che la vocazione laicale consacrata è chiamata a rendere visibile il passaggio di Dio nella vita di ogni giorno: nella bellezza del Creato, nei luoghi che abitiamo, nei gesti piccoli e spesso nascosti, ma colmi di amore e di senso. La spiritualità crostarosiana esprime con particolare chiarezza questa visione: la vita consacrata non è solo sequela di Gesù, ma è lasciarsi trasformare interiormente fino a diventare memoria viva del suo amore”.
Aniello Amato