Il deputato Arturo Scotto (PD) chiede chiarimenti ai Ministri delle Infrastrutture e del Made in Italy: “Serve una normativa chiara e partecipata”. Intanto continua la battaglia del comitato «No antenna 5G al Capoluogo»
Capaccio Paestum – Finisce in Parlamento la vicenda dell’antenna 5G in via Cupone, nella zona di Capaccio Capoluogo, dove nei mesi scorsi sono iniziati i lavori per l’installazione di un impianto di telefonia mobile da parte della società Inwit S.p.A., per conto di Vodafone. La notizia, inizialmente circolata in sordina, ha innescato una forte reazione da parte dei residenti, preoccupati per l’impatto dell’infrastruttura sul territorio e per le modalità con cui è stata portata avanti l’autorizzazione.
A raccogliere la voce del territorio è stato il deputato del Partito Democratico Arturo Scotto, che lo scorso 30 luglio ha presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo: fare luce sull’iter autorizzativo e sollecitare l’adozione di una normativa organica che garantisca maggiore trasparenza e partecipazione dei cittadini nei processi decisionali relativi all’installazione di impianti per telecomunicazioni.
Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, l’antenna è stata installata su un terreno privato, nonostante il regolamento comunale di Capaccio Paestum preveda come priorità l’uso del suolo pubblico per questo tipo di infrastrutture. Il via ai lavori risalirebbe al 23 giugno 2025, e già entro la fine del mese la base dell’antenna risultava completata, senza che ci fosse una chiara comunicazione pubblica. Anche il cartello di cantiere, riferisce la segnalazione, sarebbe stato posizionato in una zona poco visibile e privo di dati fondamentali sull’autorizzazione.
A preoccupare maggiormente è la collocazione dell’antenna: in un raggio di 20 metri si trovano sette abitazioni private, a poco più di 70 metri il Parco Capri – area densamente abitata – e a circa 100 metri un campo sportivo e una struttura ricettiva. La totale assenza di informazione preventiva ha spinto i cittadini a mobilitarsi.
Il 13 luglio, infatti, diverse centinaia di persone si sono riunite presso il Centro Pastorale “Monsignor Alfredo Renna”, dando vita al comitato spontaneo «No antenna 5G al Capoluogo». Durante l’incontro è stata annunciata la richiesta di accesso agli atti amministrativi relativi alla determina dirigenziale n. 182 del 16 giugno 2025, con cui il Comune ha autorizzato i lavori. È stato inoltre conferito incarico a un tecnico esperto per valutare eventuali profili di illegittimità e possibili azioni legali.
Parallelamente, il comitato promuoverà la convocazione di un consiglio comunale straordinario e monotematico per discutere la questione in sede istituzionale. Le richieste dei cittadini sono chiare: trasparenza, partecipazione e il rispetto delle regole.
Nell’interrogazione parlamentare, Scotto sollecita il Governo a verificare la correttezza delle procedure seguite e a valutare l’opportunità di una riforma normativa che coinvolga effettivamente le comunità locali nelle scelte che incidono sul loro ambiente di vita. Una questione che, da Capaccio Paestum, potrebbe farsi simbolo di un dibattito più ampio, a livello nazionale, sul rapporto tra tecnologia, territorio e democrazia.