Nei giorni scorsi il Laboratorio di Cardiologia Interventistica dell’U.O.C. UTIC-Cardiologia dell’Ospedale San Luca DEA I° livello Vallo della Lucania-Agropoli diretta dal dott. Antonio Aloia si è dotato un nuovo strumento di ultima generazione per lo studio della placca coronarica.

Le placche aterosclerotiche che si formano nella parete di un’arteria coronarica possono essere diverse l’una dall’altra. In questo contesto appare di importanza fondamentale, per scegliere il trattamento ottimale caso per caso, avere a disposizione una tecnica che consente di svelare anche i segreti piĂą nascosti della placca oltre che le eventuali tortuositĂ  di un vaso,. Questo importante obiettivo può essere oggi raggiunto grazie all’utilizzo dell’OCT.
L’ Optimal Coherence Tomography (OCT), o tomografia ottica a radiazione coerente, è in pratica una sorta di esame che permette di vedere come una Tac strato per strato la struttura in esame, tutto ciò ci consente di studiare la struttura e le patologie delle coronarie dall’interno, ottenendo dettagli della parete delle arterie che in passato era possibile osservare solo con i microscopi nelle autopsie. Tale tecnica rappresenta un’opportunitĂ  diagnostica in piĂą, per specifici pazienti, per definire il percorso di cura e procedere poi con i trattamenti endovascolari, come l’angioplastica e l’eventuale impianto di stent per mantenere aperta l’arteria trattata.
L’OCT si basa sull’interferometria a bassa coerenza, il cui principio di funzionamento è simile a quello dell’ecografia. A differenza di quest’ultima, però, l’interferometria sfrutta la riflessione di onde luminose da parte delle diverse strutture biologiche invece che la riflessione delle onde acustiche, consentendo una risoluzione di 10-20 µ, contro i 110-300 µ degli ultrasuoni.
Grazie alla più alta risoluzione, tra le 10 e le 50 volte in più rispetto all’ecografia intra-coronarica, permette una valutazione migliore dei diversi strati, a diversa composizione, che formano la placca. Ad esempio è in grado di valutare lo spessore del cappuccio fibroso, un indice molto importante per stimare la pericolosità della placca e il suo rischio di rottura. L’OCT, grazie alla sua precisione e alla ricchezza d’informazioni è uno strumento molto utilizzato nella ricerca per lo studio dei meccanismi che portano all’evento ischemico, nella pratica clinica ha un ruolo chiave per impostare al meglio il trattamento nei pazienti.

“La nostra U.O.C. si è dotata da poco tempo dell’OCT, che ci permette di vedere in maniera dettagliata le coronarie dall’interno, – dichiara il dott. Antonio Aloia – questo ci consente di personalizzare il trattamento dei pazienti con cardiopatia ischemica. In particolare, l’OCT permette di definire le caratteristiche anatomiche e la composizione delle placche aterosclerotiche, e di ottimizzare il trattamento nel caso di debba ricorrere all’angioplastica con impianto di stent. L’OCT è una metodica relativamente giovane, che è andata incontro a una serie di evoluzioni tecnologiche. Il nuovo catetere in particolare consente di ottenere immagini intra-coronariche di miglior qualitĂ  ed è stato strutturato in maniera da facilitarne l’applicazione nelle anatomie coronariche piĂą difficili. L’OCT impiega un fascio laser per “fotografare” le coronarie, è una specie di Tac che permette di “tagliare a fette”, ovviamente in senso figurato, le arterie coronarie e studiarne strato per strato la parete in particolare la placca e la sua composizione. L’OCT rappresenta una delle tecnologie piĂą moderne per “guardare” all’interno delle coronarie, utilizzando una luce con frequenze vicino all’infrarosso per ottenere immagini intravascolari ad alta risoluzione. Il minuscolo catetere di OCT che viene inserito nel vaso da studiare ruota rapidamente al suo interno, illuminandone le pareti con la sua luce speciale; questo consente di acquisire in pochi secondi e con precisione microscopica, un’immagine del versante interno della coronaria e di conoscere la composizione della placca aterosclerotica; le strutture ‘illuminate’ riflettono o assorbono in modo diverso la luce dell’OCT in modo diverso, a seconda della loro composizione (la placca può essere calcifica, fibrotica o lipidica).

Tale apparecchiatura ci consente di identificare in modo piĂą accurato trombi, depositi di calcio, lo spessore del cappuccio fibroso della placca, dissezioni, prolasso della placca, malposizionamento dello stent. Le informazioni ottenute con l’OTC ci consentono di avere un’idea molto precisa della posizione e della struttura delle placche aterosclerotiche, permettendo di programmare il trattamento di rivascolarizzazione con maggior precisione e dettaglio. Permettono inoltre di scegliere con precisione i segmenti di coronaria da trattare con gli stent e di selezionare terapia antitrombotica o tecniche per l’aspirazione di trombo. Le placche con componente lipidica (‘soft’) consentono di solito un piĂą agevole posizionamento dello stent; quelle fortemente calcifiche sono piĂą difficili da dilatare e richiedono invece una preparazione piĂą complessa. Nelle sindromi coronariche acute infine l’OCT rappresenta a oggi il miglior modo per identificare la cosiddetta lesione ‘colpevole’ dell’infarto e l’eventuale presenza di accumuli di trombo.
Ringrazio la Direzione Strategica dell’ASL Salerno, e la Dirigenza Sanitaria e Amministrativa dell’Ospedale San Luca, il Dipartimento delle Reti tempo dipendenti, per il supporto che ci offrono, fornendoci con tempestività le adeguate tecnologie di ultima generazione che ci permettono di aumentare le capacità diagnostiche/terapeutiche a favore dei nostri pazienti e di essere sempre all’avanguardia. Un particolare ringraziamento va a tutti i medici, il personale infermieristico, tecnico e ausiliare che con grandissimi sacrifici, abnegazione e professionalità contribuiscono alla crescita di questa Nostra U.O.C. e ci consentono di garantire, anche in un luogo periferico e orograficamente difficile come il Cilento, la più adeguata risposta sanitaria ai nostri Cittadini in particolare nei casi di emergenza cardiovascolare”.