Vallo della Lucania si stringe nel dolore per la scomparsa del professore Luigi Labruna, uno dei suoi figli più illustri. Giurista di fama internazionale, accademico stimato, intellettuale brillante, Labruna non ha mai dimenticato le sue radici cilentane, pur avendo vissuto gran parte della sua vita a Napoli, dove è deceduto all’età di 88 anni.
Originario del centro cilentano, il professore amava tornare nella sua casa di Massa, rifugio del cuore dove ritrovava il silenzio e la quiete della sua terra. Domani la salma sarà accolta nella Cattedrale di San Pantaleone, dove si terrà l’ultimo saluto. Accanto alla moglie, lo piangono i figli Fabio, Claudio e Ludovica, profondamente legati al padre e al suo esempio di rigore, passione e umanità .
Luigi Labruna era molto di più di un grande giurista. Professore emerito dell’Università Federico II di Napoli, ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura giuridica italiana. Ma è proprio nel momento più amaro della sua carriera che emerse con forza il suo lato ironico, la lucidità del pensiero e la voglia di raccontare i fenomeni sociali al di là delle aule universitarie.
Nel 2001, dopo una carriera accademica straordinaria – preside di Giurisprudenza a Napoli per tre mandati, rettore dell’Università di Camerino, direttore della Scuola di specializzazione per le professioni legali, membro del CNR, del Consiglio scientifico della Treccani e del direttivo della Corte di Cassazione – si candidò a rettore della Federico II. Sembrava un traguardo naturale. Ma, a sorpresa, fu eletto Guido Trombetti. Labruna incassò la sconfitta con eleganza e, invece di ritirarsi, iniziò a scrivere regolarmente per il “Corriere del Mezzogiorno”, diventando una delle voci più raffinate della riflessione cittadina.
Come il suo maestro Antonio Guarino, divenne un osservatore acuto della vita urbana e dei mutamenti sociali. Successivamente approdò anche su Repubblica Napoli, continuando a pubblicare saggi e articoli che coniugavano diritto, letteratura e costume. L’ultimo suo libro, «Ballando, cantando, sparando. Il tempo dell’angoscia e del disamore», è uscito pochi mesi fa, con prefazione del filologo Maurizio Bettini.
La notizia della sua morte ha scosso l’intero mondo accademico e intellettuale partenopeo. Tra i primi a ricordarlo, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, già rettore della Federico II:
«Napoli e la comunità universitaria italiana perdono un raffinato giurista e un lucido intellettuale. Con Luigi Labruna ho condiviso anni di amicizia ed esperienza accademica, con un confronto virtuoso sulle politiche per l’università e gli studenti. Sono vicino alla famiglia».
Ma il cordoglio è forte soprattutto a Vallo della Lucania, dove Labruna tornava ogni volta che poteva. Lì dove il padre, anche lui figura di grande levatura, era stato preside del Liceo Classico “Parmenide”, prima di trasferirsi a Napoli. Un legame, quello con il Cilento, mai interrotto.
E proprio a Vallo, domani, il professore farà ritorno per l’ultima volta. Sarà accolto con rispetto e affetto dalla sua comunità . Perché se è vero che Luigi Labruna ha camminato nei luoghi più alti del sapere e delle istituzioni, è altrettanto vero che non ha mai smesso di appartenere alla sua terra. E oggi la sua terra lo piange come un figlio, un maestro, un esempio.