La Procura vallese fece luce sul mercato di titoli fasulli per diventare prof o bidelli. Patteggiano in 42: pene fino a due anni. In 494 finiscono a giudizio, 37 i prosciolti

Arrivano le prime condanne, concordate con la Procura attraverso il patteggiamento, per una parte delle persone coinvolte nella maxi inchiesta della Procura di Vallo della Lucania, riguardo il rilascio di falsi diplomi per lavorare nelle scuole come insegnante, personale amministrativo o bidello. Due giorni fa, nell’aula bunker del tribunale di Salerno, sono stati 42 gli imputati che hanno patteggiato dinanzi al Gup di Vallo, in udienza preliminare.

Le pene vanno dai 2 anni agli 8 mesi di reclusione, tutte sospese. Sono invece 37 gli imputati prosciolti per insufficienza di prove. Il numero grosso riguarda, tuttavia, quelli rinviati a giudizio: sono 494. Per 335 posizioni il processo si celebrerà dinanzi al collegio, mentre per i restanti 159 ci sarà il tribunale monocratico. Due invece le persone assolte con rito abbreviato. L’in- dagine era scaturita da una segnalazione dell’ufficio scolastico regionale, che evidenziò come alcuni docenti, per l’assunzione in ruolo nell’anno 2018, avevano presentato titoli di studio molto datati ma mai presentati in nessuna procedura concorsuale precedente. A quel punto, i carabinieri avevano approfondito le ragioni del perchè quei titoli non fossero mai stati utilizzati per tanti anni. Dopo aver acquisito centinaia e centinaia di titoli di studio “sospetti” su tutto il territorio nazionale, svolsero un’analisi dei documenti che durò oltre un anno. Dalle indagini effettuate furono individuate firme false in oltre 400 diplomi. Inoltre, si scoprirono false pergamene e discrasie tra registri e titoli

Dai controlli emerse il costo di ciascuno dei vari titoli di studio falsi rilasciati (diplomi di grado preparatorio, diplomi di specializzazione polivalente, diplomi di qualifica professionale) che andava dai 1000 ai 2500 euro. Titoli che consenti- rono a numerosi imputati, residenti su tutto il territorio nazionale, oltre che in tutta la Campania, anche di vincere concorsi in ambito scolastico.

Un danno per la pubblica amministrazione, che ammontava a oltre 7,5 milioni di euro. Al centro dell’inchiesta c’era un istituto paritario a San Marco di Castellabate, dove sarebbero stati formati tutti quegli atti. Con i primi sequestri e l’inchiesta oramai avviata, il legale dell’istituto comunicò che erano stati sostituiti il coordinatore didattico, il corpo docenti e il personale amministrativo. Tutti quelli coinvolti nell’indagine, insomma, erano stati estromessi dal servizio e dal luogo di la voro. Le accuse contestate dalla procura sono corruzione, falso in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato. I fatti sono compresi tra il 2012 e il 2017.

Il lavoro della procura di Vallo seguì una sorta di “struttura piramidale” a Castellabate, che attraverso procacciatori avrebbe consentito di far confluire nell’istituto di San Marco gli studenti che ottenevano i diplomi falsificando anche i verbali d’esame. Il raggiro ebbe un effetto a catena, al punto da trarre in inganno sia il Ministero dell’Istruzione che la scuola in questione, la quale assegnava di supplenze e sostegni all’aspirante candidato, con tanto di retribuzione totale lorda per il periodo indicato dal servizio.

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