Di Mario Bamonte

All’inizio di un nuovo Anno Liturgico, prima domenica di Avvento, lasciandosi guidare dall’esortazione evangelica di Gesù che invita a vegliare, il papa si sofferma sul tema della vigilanza.
Chiarisce innanzitutto cosa non è: non è “un atteggiamento motivato dalla paura di un castigo imminente, come se un meteorite stesse per precipitare dal cielo e minacciasse, se non ci scansiamo in tempo, di travolgerci”.
La vigilanza cristiana, la vigilanza che ci esorta a vivere Gesù è quella dei servi narrati nel Vangelo, la quale “non è fatta di paura, ma di desiderio, nell’attesa di andare incontro al loro signore che viene. Si tengono pronti al suo ritorno perché gli vogliono bene, perché hanno in animo di fargli trovare, quando arriverà, una casa accogliente e ordinata: sono contenti di rivederlo, al punto che ne aspettano il rientro come una festa per tutta la grande famiglia di cui fanno parte”.
Allora è proprio questo cuore vigilante che ci deve aiutare ad entrare nel mistero del Natale che ci apprestiamo a vivere. Disporre il nostro cuore all’accoglienza del Cristo che nasce. Fare del nostro cuore una casa accogliente ed ospitale.
A proposito, il Santo Padre, ricorrendo alla vicenda umana di san Martino di Tours, il quale si racconta che “dopo aver dato metà del suo mantello a un povero, abbia sognato Gesù rivestito proprio di quella parte di mantello che aveva donato”, invita a vivere il tempo di Avvento disponendo il nostro cuore all’amore e aprendo gli occhi alle necessità del prossimo: “Ecco un bel programma per l’Avvento: incontrare Gesù che viene in ogni fratello e sorella che ha bisogno di noi e condividere con loro ciò che possiamo: ascolto, tempo, aiuto concreto”.

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