🔴Montecorice, abuso d’ufficio e violazioni norme edilizie: tutti assolti

🔴Tra gli imputati i fratelli Maffia, i componenti della commissione ambiente e il Soprintendente Miccio


Assolti perché il fatto non sussiste. La sentenza é stata emessa dai giudici del tribunale di Vallo a chiusura del processo per abuso di ufficio, violazione delle normativa paesagistico – ambientale e violazione della normativa edilizia  nonchè per truffa in concorso e violazione delle norme edilizie. Alla sbarra erano finiti, Mario e Vincenzo Maffia nelle rispettive qualità di  committenti, Giuseppina Russo, Adriana De Santis, Antonio Baratta, Francesco Piecerno, quali  componenti della commissione paesaggistica  ambientale del comune di Montecorice, Vittorio Grieco  e  Gennaro Miccio nelle qualità di responsabile del procedimento e di Soprintendente di Salerno e Biagio Funiciello direttore dei lavori.
Il  procedimento penale  ha inizio dalla  concessione di un provvedimento autorizzativo unico rilasciato dal Suap Cilento  su richiesta della società Marvin snc di cui erano soci i Maffia con il quale si consentiva la realizzazione di un impianto  di distribuzione di carburanti da ubicarsi nel comune di Montecorice  su terreno di proprietà dei Maffia  e che avrebbe consentito la delocalizzazione di un insediamento  produttivo preesistente situato nel centro abitato di Angine . Il carattere  di interesse pubblico dell’intervento era stato dichiarato con deliberazione del Consiglio comunale avente peraltro carattere di necessità e di urgenza. La contestazione che costituisce tutto il perno centrale del processo muove dal presupposto che i parerei favorevoli espressi  dagli enti  nella persona dei loro funzionari  consentisse la realizzazione di movimenti  terra  sostanziali tali da  trasformare la morfologia e l’andamento naturale del territorio circostante nel luogo dove si doveva procedere alla realizzazione dell’impianto produttivo. Peraltro  le stesse amministrazioni per il passato avrebbero espresso parere  contrari  proprio sulla base della incompatibilità del progetto rispetto alle normative vigenti , a nulla rilevando le modifiche che erano state apportate al progetto iniziale .  Da qui la Pubblica Accusa  facendo proprie le  conclusioni del consulente tecnico  Arch. Lepore  assume quindi che  l’emissione del titolo abilitativo assentito per la realizzazione dell’impianto produttivo sarebbe viziato dalla illegittimità dei pareri espressi dagli enti  preposti alla gestione dello svincolo paesaggistico -ambientale  e di conseguenza tutta l’attiva edilizia realizzata dai fratelli Maffia con il concorso del direttore dei lavori Funiciello Biagio  fosse illecità. Ancora la  Procura  ravvisa che l’attività amministrativa  eseguita in violazione di legge da parte dei componenti sia la commissione paesaggistico –ambientale sia da parte dei funzionari della soprintendenza di Salerno ,sarebbe avvenuta con l’intenzione di procurare ai fratelli Maffia  un ingiusto vantaggio patrimoniale . Che ha portato peraltro al sequestro dell’intero manufatto  per tutta la durata del processo. Perno centrale del processo è la comparazione normativa tra  relativa ai vincoli paesagistici in quanto  il vincolo gravante sull’area interessata dalla realizzazione dell’impianto produttivo risale al D.M.  marzo 1969 . Tale normativa  era volta a  proteggere la fascia costiera del cilento costiero, intanto dal primo assunto normativo verificato dal ct della procura sono intervenute, fino alla progettazione dell’impianto, numerose riforme  al  D.M. del marzo 1969  in particolare nel dicembre 2009 la regione Campania ha approvato il piano del Parco Nazionale del Cilento.
Va certamente  evidenziato come  l’attività di investigazione difensiva messo in campo dall’eccellente pool difensivo -avv. Michele Tedesco del foro di Salerno per i committenti Maffia ,  l’avv, Giovine Carmine foro di Salerno per la Russo , l’avv. Maione Gennaro foro  di vallo della lucania e  l’avv. Francesco Pecora del foro di vallo della lucania per De Santis  e Baratta ,l’avv. Bonifacio del foro di vallo della lucania per  Picerno ,l’avv. Franco Maldonato foro di lagonegro  per Miccio e Grieco  e l’avv. Di Vietri foro di vallo della lucania per Funiciello -, con l’ausilio di tecnici esperti in materia paesaggistico –ambientale ,nonché tecnici  che hanno saputo  riportare nella giusta lettura sia la validità e la opportunità dei pareri espressi dagli enti preposti sia la “consecutio temporis” di leggi che era intervenuta sulle presunte norme violate dai vari imputati nell’esercizio delle loro funzione .Pertanto superata la fase del tecnicismo e delle  dimostrazioni , all’udienza di discussione del 2019 le difese  hanno  riordinato e dato all’impianto accusatorio posto in essere dalla Procura Vallese la giusta  dimensione ,tanto da portare il Tribunale  ad una pronunciava  assolutoria nel merito per tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste “ disponendo l’immediato dissequestro  e la restituzione  agli aventi diritto di quanto caduto in sequestro nel lontano 19/11/2012 . FALLITA ANCORA UNA VOLTA IL TENTATIVO DI VOLER EVITARE CHE IL CILENTO POSSA VOLARE ALTO PROMUOVENDO ATTIVITA’PRODUTTIVE CHE POSSANO MIGLIORARE LA SUA CAPACITA’ DI FARE TURISMO DI QUALITA’  NON SOLO CON LE BELLEZZE NATURALI MA ANCHE FORNENDO SERVIZI  AI TANTI TURISTI CHE LO SCELOGNO PER LE LORO VACANZE .

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