đź”´Celle di Bulgheria, papĂ  senza lavoro e con neonato occupa casa popolare

Le sue parole : sono disperato


Claudio Siervo ha occupato una casa popolare a Celle di Bulgheria, insieme alla moglie e al figlio nato da tre mesi. Le difficoltà economiche e i problemi sorti nell’alloggio in cui ha vissuto fino a ieri, lo ha portato ad entrare abusivamente nella casa di via Nicotera.

Ha 57 anni, è stato un operaio, lavorava sulle linee ferroviarie. Poi l’infarto nel 2013 e poco dopo la frattura dell’omero e di altre ossa dopo una brutta caduta. Oggi, con il 67 % di invalidità riconosciuta, non può lavorare, è disoccupato. «Viviamo con il reddito di cittadinanza – racconta – Mia moglie lavorava come badante, era anche assicurata. E’ stata licenziata ad aprile nel pieno dell’emergenza Covid, ed ora fa la mamma, abbiamo un bambino di tre mesi».

Si tratta di un caso di particolare gravità. Perché Claudio e la sua famiglia, oltre ai problemi economici e di salute, fino a ieri hanno vissuto in una casa di soli 22 metri quadrati. La situazione è peggiorata con l’arrivo del figlio. «E’ una casetta che avevo in comodato d’uso da mio fratello ma non solo era troppo piccola ma umidissima. Fa male soprattutto a nostro figlio. – dice Claudio – La pediatra ci ha detto che il bambino ha la pelle troppo secca, e che vive in un ambiente non idoneo».

E’ bastato tutto questo per spingere la coppia ad una decisione drastica. «L’alloggio popolare che abbiamo occupato è disabitato dal 2013. Avevo chiesto all’allora sindaco di Celle di Bulgheria, Cobucci cosa fare, mi aveva detto che sarebbe stato fatto un bando, che però non è stato mai fatto in questi anni. La porta non era chiusa ma un po’ aperta. Non so cosa ci succederà ora, ma ho guardato il mio bambino ed ho fatto quello che ogni padre farebbe per il proprio figlio, per la propria famiglia».

Una storia di disagio che merita considerazione. Anche un sostegno. Sul bilancio familiare gravano tante piccole spese quotidiane. Chiunque voglia e possa far avere alla famiglia un aiuto, è ben accetto, dai generi alimentari a mobili usati. «Abbiamo solo una camera da letto e un cucinino», dice Claudio, un po’ imbarazzato, che in questo momento ha bisogno di tutto, ma soprattutto di comprensione.

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