Almanacco di oggi 4 Dicembre 2020

 

 

Buongiorno…

Oggi venerdi 4 Dicembre 2020

IL SOLE : sorge alle 7:21 e tramonta alle 16:39

 

LA LUNA : tramonta alle 13:07

 

 

Il Santo del giorno

S. Barbara

Santa Barbara nacque in Nicomedia attuale İzmit in Turchia ed ebbe a padre Dioscoro, crudelissimo persecutore dei cristiani. Essendo educata nelle lettere, conobbe la sublima storia dei misteri cristiani, e con tutto l’amor del verginal suo cuore ricevette la grazia del battesimo. Per tener presente l’augusto mistero della SS. Trinità, fece aprire una terza finestra nella torre del suo castello per elevarsi meglio a Dio, e ne provava tutta la dolcezza. Il padre accortosi di ciò, chiese spiegazione, e Barbara non esitò a spiegargli il mistero della Croce. La torre però divenne ben presto la sua prigione a causa di un padre oscuramente geloso della sua bellezza.

Si racconta a questo proposito che, durante una lunga assenza del padre, la ragazza sia riuscita a fuggire fortunosamente dalla prigione, e a farsi battezzare presso uno stagno. Girovagando nel bosco, trovò poi rifugio nella capanna di un pastore ma, tradita, venne consegnata nelle crudeli mani del padre, il quale, per punirla, la denunciò come cristiana alle autorità e la fece imprigionare, assistendo con inaudita impassibilità, si dice, anche alle torture cui venne sottoposta.

Un padre davvero snaturato. Il giudice che la processò infierì sulla sua rara grazia condannandola ad attraversare il paese completamente ignuda; nel giorno fissato però, una nube densa e nera, mandata miracolosamente dal cielo, avvolse il suo corpo proteggendola da sguardi indiscreti. Quando venne mandata a morte, fu il padre stesso a farle da carnefice: con un colpo di spada vibrato con insana ferocia, il reprobo genitore decapitò la figlia. Ma quando la testa di Barbara cadde sanguinolenta al suolo, un fulmine a ciel sereno si abbatté sull’uomo, incenerendolo all’istante. La morte improvvisa, inviata come punizione dal cielo, fece giustizia dell’atroce delitto “cosi narra la tradizione”, mandando sicuramente all’inferno l’anima del padre crudele, prima che avesse il tempo di pentirsene. Da allora la vergine Barbara, martirizzata per la fede e la purezza nel secolo III, è invocata dai cristiani contro i pericoli dei fulmini, delle armi e delle «male morti», le morti improvvise, senza il perdono di Dio.

Barbara è la protettrice dei lavoratori che hanno a che fare con il fuoco e le armi da fuoco: pompieri, artiglieri e pirotecnici, lavoratori che rischiano la vita, con la possibilità di morire improvvisamente, senza il conforto dei sacramenti. È entrato nel linguaggio comune il termine «santabarbara» per indicare il deposito di munizioni nelle caserme o sulle navi. La torre chiusa e squadrata, che viene rappresentata per antica tradizione accanto all’effigie della santa, assomiglierebbe infatti, per alcuni, a una polveriera.

Il suo nome è stato incluso nel ristretto gruppo dei quattordici «santi ausiliatori», cosi detti perché i fedeli sono soliti invocare in particolare la loro intercessione. Gli altri tredici, in ordine alfabetico, sono: Acacio, Biagio, Caterina, Ciriaco, Cristoforo, Dionigi, Egidio, Erasmo, Eustachio, Giorgio, Margherita, Pantaleone e Vito.

 

 

Nati oggi :

Jeff Bridges, attore e musicista statunitense (1949)

Il proverbio del giorno :

Comme Barbarea accussì Natalea

 

La frase del giorno :

” Degli uomini cattivi puoi fidarti, almeno quelli non cambiano “

William Faulkner

 

 

Viaggiare nel Cilento  

LA MOZZARELLA INDO A MORTEDDA

 

Nei tempi in cui non esistevano ancora i frigoriferi gli ingegnosi pastori del basso Cilento trovarono un ottimo stratagemma per conservare e trasportare i formaggi prodotti nei pascoli più alti a valle, nei centri abitati e ai mercati paesani: creare, con la pasta del caciocavallo, mozzarelle di forma allungata e piatta, come una lingua di mucca, e avvolgerle in foglie della materia prima più abbondante di quel territorio, il mirto.

Si scoprì cosi che questo arbusto dalle foglie e dai rametti lisci e non porosi, oltre a fungere egregiamente da copertura naturale, trasferisse al formaggio aromi e profumi molto particolari. Questa antica usanza ci ha regalato una delle protagoniste delle tavole cilentane: la mozzarella indo a mortedda, del mirto in dialetto. Ancora oggi infatti, nonostante le tecniche di conservazione e trasporto non lo rendano più necessario, c’è l’abitudine di aggiungere qualche rametto di mortella tra le mozzarelle che rilascia il suo profumo inconfondibile. Un pezzo  saporito  di storia contadina di queste zone, un tempo povere e isolate, dove era importante fare tesoro di tutto quello che la terra potesse offrire.

La tecnica di caseificazione è quella classica della mozzarella, ma la maturazione della cagliata avviene in assenza, o quasi, di siero: il risultato è un formaggio dalla consistenza più asciutta e compatta. Nemmeno la forma è quella tondeggiante dei latticini che conosciamo: è allungata, piatta e irregolare come se fosse stata schiacciata. Rispetto alle comuni mozzarelle l’acidità in bocca è leggermente più pronunciata, ma soprattutto si avvertono netti i sentori d’erba verde e talora di cedro e di limone, vi si ritrova il pascolo unico del Cilento, costituito alle quote più alte da essenze erbacee del sottobosco delle faggete e del castagneto, e a un’altezza minore da macchia mediterranea. Sono queste erbe a conferire alla mozzarella nel mirto le caratteristiche aromatiche più significative. La mozzarella nella mortella è buonissima da mangiare così com’è: è un formaggio da tavola, molto indicato come antipasto, magari servito con olive, pomodori, sott’oli e i gustosi salumi locali.

 

 

CONSIGLI UTILI

I benefici del lievito di birra sui capelli sono sorprendenti!

Lo sapevate che il lievito di birra può essere utilizzato anche al di fuori della cucina? Se la risposta è negativa allora scoprirete che ha diversi benefici per quanto riguarda la bellezza della pelle e, soprattutto, della nostra chioma. Il lievito di birra sui capelli, però, non va messo così com’è, ma necessita di una maschera apposita. Resta il fatto che grazie alle sue proprietà utilizzarlo in cucina e come rimedio di bellezza dà i suoi frutti. Come detto, si può realizzare una maschera per capelli fatta in casa con il lievito di birra. Gli ingredienti da utilizzare sono: 1 cubetto di lievito di birra e 200 ml di acqua tiepida. Per farla, dopo aver lavato e risciacquato i capelli, e tamponati con l’asciugamano, si fa sciogliere il cubetto di lievito in acqua tiepida e si versa il mix sui capelli. Si procede poi con il massaggiare i capelli per far assorbire bene il lievito di birra nei capelli e successivamente si risciacqua il tutto. Si asciuga infine con il phon o meglio all’aria aperta se si è nella bella stagione.

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