Almanacco di oggi 23 Novembre 2020

Buongiorno…

Oggi lunedi 23 Novembre 2020

IL SOLE : sorge alle 7:09 e tramonta alle 16:44

 

LA LUNA : tramonta alle 3:02 e sorge alle 15:12

 

 

Il Santo del giorno

San Clemente

Nacque circa l’anno 30 dell’era volgare in Roma da genitori oriundi della Palestina. Trascorse la giovinezza nella più fedele osservanza della religione paterna; ma quando l’apostolo Pietro venne in questa città a portare la parola del Vangelo, fu tra i suoi primi discepoli e ben presto si distinse fra tutti per fedeltà e integrità di costumi. Più tardi l’Apostolo lo consacrò sacerdote per averlo compagno nel sacro ministero.

Dopo la morte del Principe degli Apostoli, i cristiani lo volevano innalzare subito alla dignità papale, ma egli se ne stimò indegno e fece cadere l’elezione prima su Lino, quindi su Cleto. Quando la vita di questo ultimo venne troncata dalla persecuzione, Clemente fu costretto ad accettare l’onerosa carica. Fu papa zelantissimo, oratore e scrittore: a lui dobbiamo i preziosi atti di tanti gloriosi martiri, avendo egli ordinato a sette notai di raccoglierli per iscritto.

La sua attività non sfuggì ai persecutori. Traiano lo voleva indurre al silenzio minacciandogli la morte: ma l’eroe non si spaventò, anzi avendo sempre presente il sublime esempio di Pietro e di Paolo, lavorava con tutto Io slancio per guadagnare anime a Cristo, per meritarsi la corona immarcescibile e la palma della vittoria.

E la minacciata condanna venne. Tratto in arresto, fu mandato ai lavori forzati nel Chersoneso. Nelle cave di pietra trovò tanti suoi figli che per la comune causa avevano subìto la stessa condanna. Duemila e più cristiani, sotto la sferza degli aguzzini, privi di tutto, persino di un po’ di acqua con cui bagnare le arse labbra e rinfrescare gli infuocati petti, soggiacevano ai più tormentosi e duri lavori. Il cuore del Padre, straziato pel dolore di tanti figli, alzò fidente la sua preghiera a Dio e un Angelo apparendogli su di un vicino colle gli indicò che colà sarebbe scaturita l’acqua. Accorsero i minatori al luogo indicato e trovarono la bevanda refrigerante.

Alla novella del prodigio avvenuto per intercessione di Clemente, numerosi pagani abbracciarono la religione cristiana che aveva un Dio tanto potente e tanto misericordioso. Ma s’indurì invece il cuore di Traiano, il quale ordinò che il venerando capo dei cristiani fosse gettato nel mare con un’ancora appesa al collo.

Ma ecco un nuovo strepitoso prodigio.

Non appena le acque ebbero soffocato quel corpo ormai sfinito, spinte da forza arcana, si ritirarono dalla riva e sul fondo dell’abisso apparve un prezioso monumento sepolcrale di bianchissimo marmo. Gli astanti, stupefatti, mirarono il miracoloso sarcofago, ma la loro meraviglia crebbe ancor più, quando il cadavere dell’intrepido vegliardo scivolando dal seno delle acque guidato da mano angelica, andò a giacere nella tomba marmorea.

Poco dopo le acque ritornarono a ribaciare il lido e la folla abbandonò la spiaggia; ma mentre i cristiani lodavano e ringraziavano il Signore per lo strepitoso miracolo, molti pagani si decisero ad entrare nell’ovile di Cristo. Le reliquie del glorioso Pontefice, portatevi dai santi fratelli Cirillo e Metodio, riposano ora in Roma nella Basilica eretta in suo onore.

 

 

Nati oggi :

Vincent Cassel, attore, doppiatore e produttore cinematografico francese (1966)

 

Il proverbio del giorno :

Chi fa da sé fa per tre.

 

La frase del giorno :

” Le buone maniere richiedono tempo, e nulla e’ piu’ volgare della fretta “

Ralph Waldo Emerson

 

 

Viaggiare nel Cilento

SULLE TRACCE DEL NOCCHIERO DI ENEA

Frazione di Centola, Palinuro è una delle zone del Cilento più conosciute e più suggestive. Il merito è delle sue acque cristalline e delle sue location da sogno, ma anche del suo immenso patrimonio di storia, leggende, cultura e antiche tradizioni. La storia di Palinuro, nocchiero di Enea alla ricerca della Terra Promessa che finisce sacrificato a vantaggio della tranquillità dei compagni (e per questo consegnato a un destino perfido), è un topos letterario che attraversa i secoli: da Virgilio prosegue fino a Ungaretti e si intreccia con l’evoluzione delle leggende arcaiche (e semi autoctone) dell’area della costa del Cilento.

Il nome stesso della località richiama alla mente la figura del nocchiero di Enea, Palinuro appunto, che si innamoro di una splendida fanciulla di nome Kamaratòn (da qui Camerota), e ne inseguì l’immagine fino in fondo alle scogliere del Capo, che da allora prese il suo nome: Capo Palinuro. Il racconto del sacrificio è narrato da Virgilio nel Quinto Libro dell’Eneide. Proprio Palinuro aveva avvisato i compagni “dall’alta poppa”: Ahimè, qual cerchio di nembi intorno! E che ci arrechi ancora Padre Nettuno!”. Palinuro è nella mitologia romana il nocchiero di Enea, tradito dal dio Sonno mentre conduceva la flotta verso l’Italia: prima di arrivare alle coste del Lazio, Enea era passato dinanzi all’odierno capo Palinuro e li, una notte, il suo nocchiero Palinuro, cadde in mare per volere divino. Nettuno, in cambio della pro messa di proteggere Enea fatta a sua madre Venere, aveva chiesto una vittima. “Unum pro multis dabitur caput. Una sola vittima per la salvezza di molti”. Dopo i giochi in onore di Anchise, padre di Enea, la nave riparte; scesa la notte il dio decide di pretendere il sanguinoso obolo: assume la forma del troiano Forbante e gli suggerisce di cedere al sonno, ma il nocchiero resiste: “Credi forse che ignori l’insidiosa calma dal mare? E tu vorresti ch’io mi affidassi a quel mostro ingannatore? Enea gli affiderò, io, tante volte dall’aure infide e dal sereno volto delle stelle ingannato?”. Ingannato invece finì lui. “Il Nume un ramoscello trasse dell’onda del Leté rorido, e quello, di stigio influsso soporoso e molle, sulle tempie gli scosse”. Il sonno si impadroni del suo corpo e della sua mente e colò a picco in mare, lasciando la nave a zigzagare tra le onde del golfo di Policastro. Ma il mare non lo catturò. Per tre giorni vago tra le onde fino a che raggiunse la costa. Qui gli abitanti indigeni della zona, scambiandolo per un mostro, lo ammazzarono senza pietà lasciandone Il corpo insepolto. Per questo Palinuro morì, nonostante fosse riuscito a raggiungere a nuoto la riva. Nel Sesto Libro dell’Eneide, quando Enea scende nell’Averno insieme alla Sibilla, avviene il secondo (e ultimo) incontro con Palinuro. È disperato: seppur morto non non può varcare le soglie dell’Oltretomba perché l’ingresso ai Campi Elisi è vietatissimo ai defunti “nudi”, insepolti. Palinuro  prega perciò Enea di “gettare un po’ di terra” sul suo corpo che, però, non sa dove sia finito.

Il troiano vorrebbe tornare al porto di Velia ma la Sibilla li ferma entrambi e profetizza che gli assassini di Palinuro, le loro famiglie e il loro popolo saranno colpiti da incredibili prodigi e drammatiche sventure fino a che non verrà a lui dedicato un monumento funebre. La Sibilla chiede quindi a Palinuro di farsi forza perché tutto ciò prima o poi accadrà. Quel mitico cenotafio, con i suoi resti erosi da vento e salsedine, domina ancora capo Palinuro come eterna memoria di pietra delle vicende descritte da Virgilio nell’Eneide. Negli anni ’30 del Novecento la Soprintendenza ai Beni Culturali di Salerno ha riconosciuto il sepolcro come “reperto di notevole interesse storico”. Secoli e secoli dopo Virgilio, anche il poeta Giuseppe Un garetti dedica alla storia di Palinuro, alla sua vana ricerca della Terra Promessa, che è la ricerca di ogni uomo, un Recitativo di straordinaria bellezza:  ” Tale per sempre mi fuggì la pace per strenua fedeltà decaddi a emblema di speranza e, preda d’ogni furia, riscosso via via a insulti freddi d’onde, ingigantivo d’impeto mortale, più folle d’esse, folle sfida al sonno. ”

 

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