Almanacco di oggi 10 Novembre 2020

Buongiorno…

Oggi Martedi 10 Novembre 2020

 

IL SOLE sorge alle 6:53 e tramonta alle 16:54

 

LA LUNA tramonta alle 4:26 e sorge alle 16:16

Il Santo del giorno :

San Leone Magno

S. Leone visse nella prima metà del fortunoso secolo v, che vide il dissolvimento e lo sfacelo finale dell’impero dei Cesari, e gli effetti meravigliosi del Pontificato cattolico, che trasformò ed avviò l’Europa in quei secoli di ferro alla civiltà cristiana.

Nato in Toscana, ma educato nella città eterna, rivelò fin da principio un ingegno non comune, ingegno che applicava con tutto il vigore della sua verginale giovinezza alla scienza sacra.

Per l’alta dottrina che ben presto raggiunse e per il suo zelo, fu caro al Papa S. Celestino I, che lo creò arcidiacono: fu stimato dal popolo e dai dotti, tanto che il celebre Cassiano gli dedicò i suoi libri sull’incarnazione, chiamandolo « decoro e splendore della Chiesa Romana e del sacro ministero ».

Ma Iddio lo riserbava a cose più grandi. Nell’anno 440, trovandosi Leone in Francia, ove s’era recato per dirimere una enntesa mori S. Sisto III. ed il clero concorde lo elesse Papa. Reduce dalle Gallie, umile e fidente in Dio, abbracciò la sublime e ardua missione, che esercitò in modo sì mirabile da meritarsi il titolo di « Grande ».

Esplicò la sua attività in tutti i campi dello zelo: attese instancabilmente all’istruzione del popolo e alla santificazione del clero che formarono le sue maggiori preoccupazioni. Nel frattempo, col concorso di ricche e pie persone costruì molte chiese.

Fu il martello degli eretici : combattè i Manichei, ma soprattutto smascherò l’eresia di Eutiche, il quale, adulterando il mistero adorabile dell’Incarnazione del Verbo, scuoteva i fondamenti della religione cristiana. E nel Concilio di Calcedonia, dove per ordine suo si erano radunati ben 630 Vescovi, l’eresia di Eutiche e nuovamente quella di Nestorio furono confutate e condannate, principalmente coll’esposizione della lettera che egli aveva inviato a S. Flaviano, capolavoro e monumento dell’antichità cristiana sul dogma dell’Incarnazione.

Leone si prese pure la cura materiale dell’Italia e di Roma, e quando l’imperatore e l’esercito, impotenti a frenare le orde sitibonde del Flagello di Dio, Attila, fuggivano impauriti, il santo Pontefice, fidente nell’aiuto di Dio, si recò sulle rive del Mincio e fece retrocedere il fiero conquistatore. Poco dopo risparmiò pure Roma dalla totale distruzione minacciata dal vandalo Generico.

Questa forza morale per cui Leone s’imponeva perfino agli imperatori più crudeli, era l’effetto della sua umiltà, della sua carità e della sua dolcezza, che lo facevano amare e rispettare non solo dal popolo, ma dai principi e dagli imperatori, dai barbari e persino dagli stessi eretici.

Dopo un pontificato glorioso di ben 21 anni, nel 461 andava a ricevere il premio da quel Dio che aveva tanto amato e glorificato. Fu scrittore profondo tanto che la Chiesa lo dichiarò Dottore. Anzi san Leone è debitore d’una gran parte della gloria che sempre godè nella Chiesa alle sue 69 omelie e 173 lettere, monumenti autentici della sua pietà e del suo ingegno.

 

 

 

Nati oggi :

Ennio Morricone , compositore, musicista e direttore d’orchestra (1928)

 

Il proverbio del giorno :

Gira gira, la freccia cade addosso a chi la tira

 

La frase del giorno :

“Dove non ci sono padroni, tutti sono padroni. Dove tutti sono padroni, tutti sono schiavi”

Jacques Bossuet

 

Viaggiare nel Cilento

Ragionate sul monte Bulgheria

Non altissimo, con i suoi 1225 metri, il monte Bulgheria è una delle montagne più belle del Cilento grazie alla sua posizione geografica: solitario tra la valle del Mingardo e quella del Bussento, abbraccia con lo sguardo il monte Gelbison, il Cervati e tutto il golfo di Policastro, diventando un braccio che permette all’Appennino di toccare il mare. La biodiversità del Monte Bulgheria è incredibile: numerose specie di rettili, mammiferi, uccelli, molte delle quali rare e protette. Il passero solitario per esempio, le vacche podoliche da cui si ricava il latte per la mozzarella nella mortella, il nibbio reale, il falco pellegrino, cinghiali, volpi, libellule, cuculi. Anche la flora è variegata: ulivi secolari giganteschi, castagni, corbezzoli, aceri, biancospini. E poi, a coronamento di tutto ciò, una moltitudine di specie di orchidee spontanee, campi di liquirizia, rosa canina e lavanda, la cui fioritura regala uno spettacolo magico.

C’è anche una leggenda legata alla lavanda sul monte Bulgheria: l’errore di Dio. Si racconta che quando stava disegnando il mondo, al Creatore caddero dalle mani alcuni semi di lavanda che si adagiarono su un solo fianco del Monte, quello più arido. Non volendo sprecare quei semi, Dio decise di farli germogliare comunque, così ogni fioritura sulla roccia aspra è il ripetersi di quell’errore miracoloso. Non è l’unica leggenda che racconta la montagna: il mito narra che fosse abitata da ciclopi e giganti, a guardia di una terra di cui tutti volevano impossessarsi perché baciata dagli dei.

Abitato fin dal paleolitico, il monte Bulgheria deve il suo nome ai soldati bulgari che durante la guerra greco-gotica erano di stanza in questa zona. Geologicamente le sue rocce hanno origine marina: il monte è il risultato di movimenti di milioni di anni e persino sulla sua vetta sono stati ritrovati fossili marini. Grazie alle sue caratteristiche geologiche, al tramonto il massiccio fa spettacolo tingendosi di mille tonalità di rosa. Per arrivare in cima non serve essere alpinisti esperti: bastano scarpe comode e forza di volontà. Ma superato lo sforzo, la ricompensa è speciale: dalla vetta lo sguardo si apre sul mare di Palinuro fino al golfo di Policastro; potrete scorgere il Cristo di Maratea, la Calabria e l’isola di Dino e, nei giorni con il cielo limpido, Stromboli e le Isole Eolie a Sud e Capri verso Nord. Guardando verso terra il paesaggio è altrettanto suggestivo: il Gelbison e il Cervati, la catena dell’Orsomarso più in lontananza.

Ma c’è di più. Nell’area di Licusati, frazione del Comune di Camerota, sopravvivono gli jazzi, dimore utilizzate un tempo per il ricovero del bestiame. Oggi sono al centro di un laboratorio camminato ideato dall’Associazione Jazzi che ha avviato un progetto per recuperarli, per valorizzare il patrimonio ambientale facendo diventare il monte, con le sue caratteristiche fisiche e antropiche, il paradigma naturale su cui cominciare un ragionamento.

Galzerano Editore

 

 

Animali e piante 

Attenzione alle piante, se in casa sta per arrivare un cucciolo di cane. Ce ne sono infatti alcune che possono risultare pericolose.

Tra queste l’oleandro, pianta molto amata, ma con foglie e legno tossici se masticati. E che i cuccioli tendano a masticare tutto quel che trovano è noto, soprattutto durante la dentizione. Ma piante da evitare sono anche la Dieffenbachia e la Stella di Natale. Naturalmente non sono mortali, ma possono causare disturbi intestinali e affaticamento. Tenetele allora lontane dai giovani amici a quattro zampe.

 

 

 

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