Almanacco del 9 novembre 2020

Buongiorno…

Oggi Lunedi 9 Novembre 2020

 

IL SOLE sorge alle 6:52 e tramonta alle 16:55

LA LUNA tramonta alle 3:26 e sorge alle 15:52

Il Santo del giorno

Dedicazione della Basilica Lateranense

Fino dall’antichità più remota si solevano consacrare a Dio con particolare solennità i luoghi destinati al culto divino. È un fatto questo che si verifica nella storia di tutti i popoli, ma specialmente in quella del popolo d’Israele. Tutti infatti sanno quale fosse la magnificenza e la ricchezza del tempio di Gerusalemme, e con quale pompa il re Salomone lo abbia fatto consacrare a Dio.

Anche la Chiesa di Cristo ebbe fin dai suoi mai i luoghi dedicati al culto; ai tempi della predicazione apostolica, non erano che semplici stanze, ma in seguito si costruirono vere chiese.

Quando l’imperatore Costantino il Grande, dopo la vittoria riportata su Massenzio, diede piena libertà ai seguaci del Vangelo (313), questi non risparmiarono fatiche e spese per edificare al Signore templi sontuosi, e numerose furono le chiese che vennero fabbricate in quei tempi. Lo stesso imperatore ne diede l’esempio facendo costruire sul monte Celio a Roma, sul luogo dell’antico Palazzo Laterano, una magnifica basilica che fece dedicare al SS. Salvatore. In essa fu edificata una cappella dedicata a S. Giovanni Battista che serviva di battistero, donde il nome di S. Giovanni in Laterano dato dai Cristiani a quella chiesa. Il Pontefice S. Silvestro la consacrò solennemente il giorno 9 novembre e stabilì che le cerimonie da lui seguite in quella circostanza fossero quelle con cui i cattolici avrebbero dovuto in seguito consacrare i loro templi.

La basilica del SS. Salvatore, sia per la sua magnificenza, sia per essere stata in antico la residenza dei Sommi Pontefici, fu sempre considerata dai cristiani come la principale, la madre di tutte le chiese del mondo, e perciò, sola fra tutte, viene anche designata con il titolo di arcibasffica. Fin dai tempi di S. Leone Magno la officiava una collegiata di canonici regolari: oggi ai canonici regolari furono sostituiti canonici secolari col titolo di prelati.

Sebbene il Pontefice S. Silvestro avesse ordinato che gli altari nelle chiese dovessero essere di pietra, tuttavia noi troviamo in questa basilica un altare di legno. Ciò non deve far meraviglia poichè fino al tempo di S. Silvestro i cristiani solevano celebrare il Santo Sacrificio su altari portatili di legno. L’altare inoltre che fu collocato nella basilica lateranense era quello che ordinariamente era servito ai Sommi Pontefici nella celebrazione dei Divini Misteri, ed è tradizione che su quel medesimo avesse celebrato lo stesso Principe degli Apostoli. Per questo venne posto in quella chiesa e fu nel medesimo tempo ordinato che nessuno, all’infuori del Papa, potesse su di esso celebrare il Santo Sacrificio.

La basilica del SS. Salvatore, più volte distrutta durante il corso dei secoli, fu sempre ricostruita, e l’ultima sua riedificazione avvenne sotto il pontificato di Benedetto XIII, che la riconsacrò l’anno 1724. Fu in quest’occasione che venne stabilita ed estesa a tutta la cristianità la festa che oggi celebriamo.

 

 

Nati oggi :

Biagio Antonaccci, cantautore italiano (1963)

 

Il proverbio del giorno :

La volpe ai conigli non chiede consigli

 

La frase del giorno :

“Tutto procede bene fino a quando ciascuno puo’ vivere nell’ illusione che l’altro sia totalmente suo”

Laura Bosio

 

Viaggiare nel Cilento

 IL FICO BIANCO DEL CILENTO

Unico, dolce, profumato, con all’esterno la buccia verde chiaro e il suo bianco all’interno, ma marroncino dopo l’essicazione, con la polpa pastosa e ambrata, il fico bianco è il re di tutte le tavole cilentane.

Nei secoli passati le comunità agricole di Prignano Cilento e dei paesi vicini hanno sviluppato una tecnica particolare, che non si ritrova in nessun’altra area di produzione di fichi essiccati: i produttori sbucciano i frutti prima di farli essiccare; per questo i fichi sono detti monnati, ovvero mondati, puliti, nel dialetto locale. La mondatura avviene subito dopo la raccolta ed è eseguita a mano, avendo cura di non incidere la polpa del frutto. A questa operazione segue l’essiccazione: i frutti interi sono sistemati su graticci di canne detti cernicchiari ed esposti al sole e al vento, dalla mattina fino a poco prima del tramonto. In questa fase i frutti devono essere girati a mano più volte, affinché l’essiccazione sia omogenea. Ne viene fuori un prodotto finale segnato da un candido colore bianco e dalle caratteristiche organolettiche uniche, perché si avvale anche di favorevoli condizioni pedoclimatiche: territorio di media collina, terreno calcareo-argilloso, brezza marina e giusta quantità di acqua piovana durante l’anno. Tutto questo, insieme alla grande passione profusa dagli operatori locali nella coltivazione delle piante, fa del fico bianco un prodotto artigianale di assoluta eccellenza, che non trova eguali in altri territori.

I fichi possono essere impaccati, farciti con mandorle o noci, ricoperti di cioccolato fondente, zucchero di canna o dorati al forno, aromatizzati con scorza di limone, finocchietto selvatico o con il rhum, oppure trasformati in sciroppo o marmellata. Questo è il Fico Bianco Dottato del Cilento, una varietà molto prelibata riconosciuta a livello internazionale, presidio Slow Food per la sua unicità e territorialità e l’artigianalità nella lavorazione.

(Galzerano Editore)

AGENDA VERDE

Immancabile ciclamino

Eccoci al ciclamino, Cyclamen hederifolium, un tempo detto “pan porcino”, forse perché del suo tubero erano ghiotti i cinghiali e i maiali nel bosco. Ama ombra e fresco, così per coltivarlo in vaso va collocato nell’angolo più fresco disponibile. Il terriccio dovrà essere ricco di humus proprio come quello del bosco, mentre il tubero dovrà essere interrato piuttosto in superficie. In autunno spunteranno i deliziosi fiori rosa o rossi, profumatissimi, tra le foglie altrettanto ornamentali.
A fine fioritura tutto scomparirà, ma il tubero starà solo riposando per il prossimo inverno.

 

 

LA RICETTA DEL GIORNO

Semifreddo alle castagne

   Dosi per 4 persone: 250 g di ricotta romana; 250 g di zucchero; 1 kg di castagne; 100 g di burro; 150 g di pan di Spagna; 1 cucchiaio di cacao; rum; alcuni marron glacé per decorare; panna montata. Lessate le castagne e mentre sono ancora calde sbucciatele, quindi passatele al setaccio. Incorporate al composto 75 g di zucchero, il burro e il cacao e mescolate bene fino a ottenere una crema omogenea. In una terrina lavorate la ricotta con l’altra metà dello zucchero e 2 cucchiai di rum. Foderate uno stampo con carta oleata, ricoprite il fondo con uno strato di fettine sottili di pan di Spagna e spruzzate con il rum. Coprite con la crema alla ricotta, livellate e su questa stendete la crema di castagne; coprite con il restante pan di Spagna tagliato a fette. Mettete in frigo per alcune ore. Prima di servire rovesciate il semifreddo su un piatto da portata, togliete la carta oleata e decorate con la panna montata e i marron glacé.

 

 

 

 

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