?Diego Valiante: mio padre Antonio, onestà, umiltà, senso dello Stato, competenza e spirito di sacrificio.

Diego Valiante sulla serata ricordo in memoria di suo padre, Antonio Valiante:

L’intitolazione a nostro padre della piazza dove sono cresciuto e dove la mia famiglia vive da tanti anni è un motivo di orgoglio per me e per la nostra famiglia. Ringrazio di cuore l’amministrazione comunale e i cittadini di Cuccaro Vetere per quest’omaggio e per la loro vicinanza in questi ultimi 20 mesi.

Ha un simbolismo importante il luogo dedicato alla sua memoria. La piazza, come centro di dialogo e di ascolto di una comunità, rappresenta un po’ anche il suo modo di fare politica. La capacità di ascoltare voci distinte e distanti e di aggregarle verso obiettivi comuni e condivisi sono la caratteristica forse più rilevante della sua azione politica. Non è un caso che ieri, nella ‘sua’ piazza, ci fossero tante persone e amministratori di tanti colori politici.
Nella campagna elettorale regionale del 2010, forse una delle campagne più difficili di sempre per averla vinta proprio contro tutti (anche e soprattutto contro il proprio partito), lui volle utilizzare due parole: ‘istituzioni’ e ‘territorio’.

Lui è stato uno dei pochi esempi nella nostra regione, e forse anche oltre, di uomo delle ‘Istituzioni’. In più di 50 anni di vita politica ha ricoperto ruoli in (letteralmente) tutte le istituzioni pubbliche territoriali di rilievo. Lui lo ricordava con orgoglio, rimarcando solo di non aver fatto il consigliere provinciale. Il suo senso dello Stato e delle istituzioni si rifletteva anche nella sua disponibilità al dialogo con tutti e a collaborare (come ha fatto spesso) anche con istituzioni la cui guida politica era di altri colori. Diceva sempre di essere a disposizione delle istituzioni, soprattutto se questo fosse di aiuto a risolvere i problemi del territorio. Ma il suo ruolo nelle istituzioni è andato ben oltre il territorio cilentano e provinciale, avendo ricoperto cariche regionali di peso e forte responsabilità. Due su tutte.

Fu assessore regionale ai lavori pubblici ad inizi anni ‘90. Periodo difficilissimo. Il periodo della crisi idrica nel napoletano, che lui contribuì a risolvere con un immenso lavoro anche tecnico. Erano anche gli anni di tangentopoli, di una grave crisi politica che mise in ginocchio la classe politica italiana di quegli anni, certamente per i propri errori, ma anche in alcuni casi per un eccesso di zelo (per usare un eufemismo) di alcuni pezzi della magistratura. Lui non fu scalfito nemmeno lontanamente da quegli eventi perché ha sempre lavorato con trasparenza e onestà ed è una cosa di cui lui andava fiero e di cui io (come figlio) ho vissuto come una lezione di vita. E gestire gli appalti pubblici in una regione come la Campania non era e non è ancora oggi cosa facile. Lui diceva sempre che si sarebbe potuto arricchire con la politica, come hanno fatto altri che hanno sfruttato cariche politiche per coltivare interessi personali, e il non averlo fatto per lui era un vanto che lo faceva camminare sempre a testa alta.

Poi divenne vicepresidente della Regione dal 2000 al 2010 (soprattutto negli ultimi 5 anni con la delega al bilancio). Anni di enormi sacrifici personali, che ne indebolirono anche il fisico, contribuendo in parte anche alla sua morte prematura. Sono gli anni in cui faceva tra i 200 e 250 mila chilometri all’anno in macchina (per dare un dato concreto), viaggiando in ogni angolo della regione da cui ritornava quasi sempre nella sua Cuccaro. Ma sono anche gli anni della prima vera riorganizzazione della macchina regionale, del bilancio approvato entro il 31 dicembre (per la prima volta dalla creazione della Regione nel 1970). Sono gli anni in cui ha forse dimostrato di più la sua completezza come politico e amministratore. Lui diceva sempre che prima di dedicarsi alla politica bisogna sviluppare una professione che per lui è stata l’attività di segretario comunale e poi di amministratore in tanti enti locali, con una profonda conoscenza del diritto amministrativo. Sono gli anni in cui riuscì davvero a riequilibrare il divario tra le varie aree della regione, a favore delle aree interne e più periferiche. Si pensi solo che tra il 2000 e il 2010 si sono investiti oltre mezzo miliardo di euro nel Cilento e Vallo di Diano, principalmente per infrastrutture essenziali.

L’altra parola che lui scelse fu ‘territorio’. La sua presenza attiva sul territorio e l’attaccamento alla proprio terra venne declinato politicamente in una serie di azioni che rimangono ancora oggi fonte di sviluppo e prospettiva per il territorio. Tra queste, la legge d’istituzione del parco nazionale, la legge per la tutela della dieta mediterranea, massicci investimenti infrastrutturali con la modifica della legge regionale che permise l’accesso ai mutui agevolati per opere essenziali (come fognature e depuratori) anche per i piccoli comuni, nonché investimenti nella viabilità (tra gli altri, la variante SS18 e la Bussentina) e un’efficiente sanità pubblica. Ma il suo legame con il territorio si è anche consolidato con un lungo percorso di efficiente gestione di tutte le istituzioni locali che ha guidato negli anni (dal comune, alla comunità montana, al CONSAC, alla USL etc). Basta solo ricordare il riconoscimento di Federfarma (su dati ministero) della USL di Vallo della Lucania, da lui guidata, come la meglio gestita d’Italia. Tuttavia, era proprio la sua capacità di ascolto e la capacità di risolvere problemi che hanno reso la sua presenza sul territorio così forte e pervasiva. Una presenza che gli avversari politici spesso confondevano come una presenza imposta da chissà quale forza oscura . Ripeteva spesso che la politica esiste per risolvere i problemi della gente. Se non lo fa, non è politica.

Ci sarebbero tanti altri traguardi della sua attività politica da raccontare (e anche altri ancora che io non conosco), ma non basterebbe un post su Facebook per raccontarli.

Per essere chiari, lui ha fatto indubbiamente anche degli errori nella sua storia politica (spesso vittima della famosa testardaggine cilentana), come quello di aver a volte sponsorizzato alcune persone rilevatesi poi inadeguate, se non dannose, per il nostro territorio. Posso solo testimoniare la buona fede di quelle scelte e il genuino stupore nel constatare l’inadeguatezza delle stesse. Ma lui ricordava come il tempo fosse galantuomo nella politica come nella vita di tutti i giorni.

Onestà, umiltà, senso dello Stato, competenza e spirito di sacrificio sono stati gli ingredienti principali della sua azione politica.

Sono questi valori che chi ha avuto modo di passeggiare con lui nella ‘sua’ piazza ha potuto apprendere e insegnare (si spera) a tanti altri.

Antonio Valiante Simone Valiante Rosa Amorelli

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