?Undici anni fa moriva Francesco Mastrogiovanni

#AccaddeOggi: undici anni fa moriva, dopo essere rimasto legato per 87 ore ad un letto nell’ospedale di Vallo della Lucania, Francesco Mastrogiovanni.

I fatti:
Francesco Mastrogiovanni è un maestro elementare di 58 anni che il 31 luglio viene ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania in seguito ad un’ordinanza di Tso disposta dal sindaco di Pollica. I vigili avevano segnalato al sindaco che Mastrogiovanni era entrato a grande velocità con l’auto in un’isola pedonale procurando numerosi incidenti e anche se poi si scoprirà che non vi era fondamento in queste accuse il sindaco firmerà lo stesso l’ordinanza che verrà eseguita con un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, non nel territorio del comune di Pollica ma in quello del comune di San Mauro Cilento. In un primo momento Mastrogiovanni ha cercato di non farsi prendere ma successivamente si è consegnato spontaneamente al personale sanitario nel frattempo intervenuto e nel momento in cui sale sull’ambulanza dice ai famigliari: “non fatemi portare a Vallo che li mi ammazzano”. Giunge nel reparto di psichiatria alle ore 12,15 mantenendo un comportamento tranquillo e per nulla aggressivo tanto che accetta che gli venga praticata la quarta iniezione di sedativi. Si siede sul letto e consuma un pasto cadendo poi in un sonno profondo. Alle ore 14 circa, mentre dorme, gli vengono legati i polsi e le caviglie al letto iniziando un regime di contenzione giustificato più volte in aula come provvedimento preso per l’incolumità stessa del paziente in maniera da evitare cadute. Tenta varie volte di alzarsi dal letto, ma inutilmente. Durante il ricovero viene alimentato una sola volta, al momento del suo ingresso in reparto e assume poco più di un litro di liquidi dovuti alla somministrazione di due flebo la prima il giorno 31 luglio e la seconda soltanto il 2 agosto. Non viene mai visitato da un medico e gli infermieri lo avvicinano soltanto per occuparsi delle fasce di contenzione e per far rimuovere da un’addetta alle pulizie, con uno spazzolone, le copiose macchie di sangue sul pavimento. Per i primi giorni Mastrogiovanni viene lasciato addirittura nudo nel suo letto senza neanche un lenzuolo. Solo in un secondo momento gli viene fatto indossare un pannolone per incontinenti che sarà per altro sostituito una sola volta. Il pomeriggio del 3 agosto alla nipote Grazia Serra, che si era recata presso il reparto in visita allo zio, non viene consentito di vedere Mastrogiovanni perchè secondo quanto riferito dal medico di turno Francesco stava riposando tranquillamente e la presenza dei familiari avrebbe potuto agitarlo. Francesco morirà nella più completa solitudine e indifferenza poche ore più tardi, intorno alle 2 di mattina del 4 agosto. Soltanto alle 7,30 gli infermieri si accorgeranno che il paziente è spirato e tenteranno inutilmente di rianimarlo.
L’agonia di Francesco Mastrogiovanni è raccontata dettagliatamente nel documentario “87 Ore”, basato principalmente sulle riprese delle telecamere presenti all’interno del reparto dove Mastrogiovanni era ricoverato.

ITER GIUDIZIARIO
Processo di primo grado: il tribunale di Vallo della Lucania ha condannato (riconoscendo le attenuanti generiche) cinque medici del reparto di psichiatria: dottor Di Genio, Basso, Barone, Ruberto e Mazza per le accuse di sequestro di persona, morte come conseguenza di altro delitto (il sequestro stesso) e falso in atto pubblico con pene che vanno dai tre ai quattro anni. Per un sesto medico, dottor Della Pepa, riconosciuto colpevole solo per le accuse di falso e sequestro di persona la condanna è stata di due anni. Per tutti i medici, eccezion fatta per Della Pepa, è stata inoltre decretata l’interdizione dall’esercizio della professione per cinque anni, oltre alla condanna al risarcimento del danno alle parti civili e al pagamento delle spese processuali. Assolti invece dalle stesse accuse 12 infermieri del reparto.
In appello confermata la condanna per i medici e condannati anche i sei infermieri ad un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa).
La Cassazione ha chiuso il terzo grado di giudizio con nuove condanne. Respinte le richieste del Procuratore Generale della Corte di Cassazione aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna senza rinvio per gli infermieri coinvolti nella vicenda, sia per l’accusa di sequestro di persona che per omicidio colposo. Per i medici, invece, la richiesta era stata di conferma per il reato di falso in atto pubblico e di annullamento con rinvio per l’accusa di sequestro di persona. Per quanto riguarda i medici è stato rigettato il ricorso e rideterminata la pena di Rocco Barone e Raffaele Basso ad un anno e tre mesi; di Amerigo Mazza e Anna Angela Ruberto a 10 mesi. Rigettato il ricorso di Michele Di Genio per il quale è stata dichiarata irrevocabile la condanna per il delitto previsto dagli articoli 110 c.p. (concorso di reato) e 605 c.p. (sequestro di persona). Per quest’ultimo, invece, i giudici hanno annullato la sentenza relativamente al reato di falsità ideologica (art. 479 c.p.) in concorso, con rinvio per nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello. Rigettato il ricorso (senza rinvio) anche di Michele Della Pepa per il quale è confermata la pena. Annullata senza rinvio ai fini penali la sentenza per gli imputati condannati per il delitto previsto dall’art. 586 del c.p. (morte come conseguenza di altro reato) e 110 c.p. (concorso), essendo il reato estinto per prescrizione. Annullati anche gli effetti civili con rinvio al giudice civile competente in grado di Appello. Per quanto concerne gli infermieri, invece, sono arrivate nuove condanne: Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Nicola Oricchio e Massimo Scarano condannati a 8 mesi; Antonio De Vita, Maria D’Agostino Cirillo, Antonio Tardio, Massimo Minghetti, Maria Carmela Cortazzo, Raffaele Russo a 7 mesi di reclusione. Annullata la sentenza per Antonio Lungo essendo i reati a lui ascritti estinti per morte dell’imputato.

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