“La Settimana Santa ai tempi del Coronavirus”: la riflessione di Concepita Sica

“Nel Volto di Cristo crocifisso il senso di questi giorni…”: domani, 5 aprile, la Chiesa ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Con la benedizione delle palme, i cattolici di tutto il mondo cominciano a rivivere gli ultimi giorni di vita di Gesù, il Messia. Dedichiamo, pertanto, due minuti del nostro tempo a leggere questa profonda riflessione della prof.ssa Concepita Sica:

«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 13, 24).
Molto probabilmente la tradizione, piuttosto diffusa nel Cilento, di adornare “l’Altare della Reposizione” con il grano, potrebbe ispirarsi a questo passo del Vangelo. Per poter realizzare un grano bello, verdeggiante e rigoglioso occorre collocare il contenitore con il grano in un vano chiuso e senza luce. Questo non può che ricordare la permanenza di Gesù nel sepolcro. La vitalità di quel grano verdeggiante afferma che il chicco, precedentemente riposto al buio, non è morto, è vivo. È dunque evidente il rimando alla Risurrezione di Cristo.
Quest’anno a causa del mostro invisibile, chiamato “Coronavirus”, sarà possibile ai fedeli partecipare alle celebrazioni pasquali solo attraverso le tante iniziative mediatiche messe in campo sia a livello nazionale che locale.
Pertanto non sarà possibile “vedere” quel grano. Non verrà allestito l’Altare della Reposizione (secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana). Ci sarà solo un silenzio ancora più irreale, un buio ancora più cupo.
Con la “Messa in Coena Domini” inizia il Triduo Pasquale, ossia i tre giorni in cui la Chiesa celebra il memoriale della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Il Triduo Pasquale è un’unica grande celebrazione e costituisce il cuore dell’Anno Liturgico. Tutto converge e si dipana da questo punto.
Quella del Giovedì Santo è una celebrazione ricca di significato. Viene, in primo luogo, adempiuto il gesto della “lavanda dei piedi” (anche questo annullato dalle disposizioni, per ovvie ragioni sanitarie). È il gesto compiuto da Gesù durante l’Ultima Cena, come si legge nel Vangelo di Giovanni (13,1-11). Gesù lava i piedi agli apostoli e così facendo offre l’esempio concreto della sua missione: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Nel lavare i piedi agli apostoli Gesù illustra quale dovrà essere la loro missione: servire!
La celebrazione del Giovedì Santo ricorsa soprattutto l’istituzione dell’Eucaristia, definita dal Concilio Vaticano II “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium 11).
Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli. L’Eucaristia è condivisione.
Gesù dona se stesso nel pane e nel vino: «Prendete e mangiate questo è il mio corpo. […] Bevetene tutti questo è il mio sangue» (Mt 26,26-27). L’Eucaristia è dono.
Sull’altare, per la potenza dello Spirito Santo, il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù. La comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, per l’azione dello Spirito Santo, trasforma i cristiani in “un solo Corpo”. La comunione realizza la perfetta “unione comune” con Cristo e tra i cristiani. L’Eucaristia è unità.
Al Getsemani Gesù dice ai discepoli: «Restate qui e vegliate con me» (Mt 26,38). Stare con Gesù, vegliare e pregare è quanto viene fatto a conclusione della “Messa in Coena Domini” del Giovedì Santo. Le chiese rimangono aperte fino a tardi e vengono riaperte al mattino presto per consentire . a quanti lo desiderano, di continuare a stare con Gesù, a “vegliare e pregare”. Quest’anno però non sarà possibile fare tutto questo.
In tempi normali, la mattina del Venerdì Santo, nel Cilento, in particolare nella zona del “Cilento Antico”, ossia nei paesi collocati sulle pendici del Monte Stella, c’è un pullulare di uomini, ma anche donne, vestiti con abiti particolari che si preparano per andare a fare visita “ai Sepolcri”. I “fratelli” e le “sorelle” delle Confraternite (Congrée), si recano nelle diverse chiese parrocchiali, in presso “l’Altare della Reposizione” e lì stazionano e pregano cantando, con singolari e struggenti melodie polifoniche, dei canti eseguiti “a cappella”, ossia senza accompagnamento musicale. Si tratta di canti, espressi in dialetto cilentano o in lingua italiana aulica di carattere popolare, che richiamano la poesia devozionale del ‘700 e talvolta sono stati composti anche da scrittori locali, che hanno un prevalente carattere penitenziale e si rifanno ai momenti principali della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (informazioni tratte dal commento del dottor Antonio Migliorino contenute in un Video realizzato dagli alunni del Liceo Scientifico di Vallo della Lucania, coordinato dalla prof.ssa Annamaria Speranza).
Con ogni probabilità nemmeno le guerre erano riuscite a realizzare quanto questo nemico subdolo ed invisibile è stato capace di fare: fermare una tradizione secolare!
Così la giornata del Venerdì Santo 2020 sarà di totale silenzio.
L’adorazione della Santa Croce e la Via Crucis saranno fatte dai sacerdoti in solitaria, ma ogni fedele, con tanta devozione, potrà compiere tali gesti rituali nella propria casa, nel proprio nucleo familiare.
È ancora il silenzio a caratterizzare la sera del Sabato Santo, quella della Solenne Veglia Pasquale, definita da sant’Agostino “Veglia madre di tutte le veglie”.
Il sacerdote benedice il fuoco e dal fuoco benedetto accende il Cero Pasquale (che indica la LUCE di Cristo risorto). Ma secondo lei indicazioni rituali della CEI non ci sarà l’accensione del fuoco. Non ci saranno i tanti fedeli alla Veglia Pasquale, che alla triplice e crescente acclamazione intonata dal sacerdote “Cristo Luce del mondo!”, rispondo “Rendiamo grazie a Dio!”. Non ci saranno le tante candele che, accese al Cero Pasquale o alla fiamma delle candele di altri fedeli, sono il simbolo di quella fede nel Cristo Risorto che viene vissuta e condivisa comunitariamente.
Ci sarà il canto dell’Exultet con cui la Chiesa canta il mistero celebrato in questa Veglia. È un inno di lode per la luce del Cero, la luce di Cristo, che rappresenta tutte le luci di salvezza che hanno rischiarato la Storia salvifica.
La PAROLA di Dio proclamata in questa notte costituisce un crescendo: il Piano Salvifico di Dio si prepara nell’Antico Testamento e trova il suo compimento finale nella morte e risurrezione di Cristo.
Al canto del Gloria “si sciolgono” le campane e suonano a distesa per annunciare che Cristo è risorto. Sarebbe bello accogliere la proposta formulata qualche giorno fa dal dottor Antonio Migliorino, in questo singolare momento storico che il mondo sta vivendo, di far in modo che le campane di tutte le chiese possano suonare, contemporaneamente e all’unisono, alla mezzanotte si Sabato Santo e alle 12,00 del giorno di Pasqua, per lanciare un messaggio di unità e di speranza.
Nella Veglia Pasquale elemento importante è l’ACQUA, simbolo di morte e di vita. Cristo è sceso nelle acque della morte e ne è uscito vivo e vittorioso.
“Cristo mia speranza è risorto!” recita la Sequenza del giorno di Pasqua.
Cristo è risorto! Questo è il Vangelo; questa è la buona notizia; questa è la grande speranza per tutti gli uomini. La vittoria di Cristo è la vittoria di tutto il mondo!
Cristo è risorto perché gli uomini possano risorgere con Lui.
In questo particolare momento storico la vittoria di Cristo è speranza di vittoria sulla disperazione, sulle notti buie, sulle sofferenze, sulle incertezze, sulla rassegnazione, sulle vecchie cattive abitudini che hanno condotto alla perdita di senso e di gusto per la vita, di gioia per le piccole cose, di amore. Questa consapevolezza deve spingere a diffondere segni di vita risorta in mezzo al mondo, a spargere segni di pace, di solidarietà, di fraternità, di speranza, di gioia, di amore.
L’augurio di una santa, fiduciosa e serena Pasqua di Risurrezione a tutti!

Concepita Sica

Vallo della Lucania, 4 aprile 2020.

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