Robert e Pasquale coronano il loro sogno d’amore



Robert e Pasquale alcuni giorni fa si sono “uniti civilmente”. Alla presenza del primo cittadino di Ispani, Marilinda Martino, i due hanno sigillato con una promessa un amore che dura da anni, alla presenza dei testimoni Carmela Giudice e la dottoressa Francesca Giordano. In una societĂ  civilizzata non sarebbe necessaria l’espressione “nozze gay” o altre forme sinonimiche. Dinanzi all’amore, non servono definizioni o distinzioni. L’amore ha un solo colore, se è autentico, se si fonda sul rispetto, sulla devozione che travalica le difficoltĂ  che la vita inesorabilmente pone lungo il tragitto della quotidianitĂ . Ma forse è necessario questo tipo di linguaggio e la divulgazione di notizie del genere, in quanto, come afferma una mia cara amica omosessuale, “la societĂ  si cambia con l’esempio, mettendoci la faccia, usando un linguaggio nuovo, perchĂ© grazie a piccoli tasselli i giovani di domani saranno piĂą liberi di essere chi sono e non dovranno piĂą vergognarsi o dare spiegazioni”.
Ogni volta che leggo o sento una storia a proposito di un’unione fra persone dello stesso sesso, mi viene in mente la storia di due mie care amiche. Hanno vissuto un amore straordinario, uno di quelli che tutti vorremmo vivere e sempre piĂą rari, al punto da poter affermare che in un certo senso “hanno fatto la storia”. Non serve essere dei Napoleone per fare la storia. La storia si fa con il vissuto quotidiano. Per loro (ne taccio il nome) vivere l’amore è avvenuto in maniera del tutto semplice e naturale, come per chiunque. Hanno abbattuto tanti muri: in banca, a lavoro, con i parenti (serpenti), fino alle ultime ore in ospedale per una delle due, ore segnate dalla lotta di chi vuole aggrapparsi alla vita grazie alla forza della fede e della speranza. Sì, perchĂ© ateo-gay non è un binomio così scontato. La mia amica aveva una fede “francescana”, nonostante fosse apertamente omosessuale e negli ultimi anni della sua vita, “sposata” (unita civilmente). E poi, la fine… Ma è davvero la fine? Alda Merini scriveva che “a volte Dio uccide gli amanti per non essere superato in amore”. Abbiamo questo potere? Io penso possiamo scegliere di amare, ma non chi amare, perchĂ© quest’ultimo aspetto è contingente, non dipende dalla nostra volontĂ , ma da una serie di circostanze. Chi sente di “aver scelto” la persona che ha accanto, l’ha fatto in un momento successivo all’incontro, quello che definisce due forze che si attraggono senza una ragione plausibile.
Credo, poi, che ogni atto di coraggio e di amore sia difficoltoso, ma se fatto con spontaneità, umiltà e gentilezza, alla fine non può che ottenere buoni frutti.
Abbiamo bisogno proprio di questo: gentilezza e coraggio.

Nello Amato

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