Biagio Astore, il ragioniere-poeta di Piano Vetrale, una voce nuova dal sapore antico

“Vita poetica” è una silloge di Biagio Astore, di professione ragioniere programmatore e consulente informatico, ma abile con le parole e i versi. La sua poesia è breve, a tratti idillica, ma soprattutto ermetica. Non servono tante figure retoriche per esprimere i concetti dell’anima, i sentimenti profondi di un uomo alle prese con il suo Io, descritto in maniera lapidaria: “Travagliato il mio essere/ateo il mio credo/sincera la mia anima” (da “Io”). Il lessico è ricco di parole astratte, che dal particolare si rivolgono all’universale (odio, sentimento, male ecc.) e tratteggiano una funzione emotiva, a volte allegra e a volte pensierosa; i versi sono limpidi e precisi, quasi fossero scolpiti. L’autore propone considerazioni senza l’ausilio di mezzi stilistici che appesantirebbero la forma, ma lancia come mine i contenuti al lettore, spiazzandolo, per esplicitare meglio ciò che sta vivendo, come se volesse rivelarsi ([…] nate per sfogo/per capire/ed esser cura di ogni male). Proseguendo nella lettura della silloge si avvertono sentimenti contrastanti, perché l’autore, a partire dalla sua autoepifania, rivela anche il senso della realtà che lo circonda: è un Io che non è distaccato dal reale, anzi, avverte le tematiche più profonde e contraddittorie della società, complice anche la disabilità, che lo costringe ad avere un’empatia superiore all’uomo medio e, pertanto, pagina dopo pagina si finisce con l’immergersi nella sua vita e nelle sue relazioni con gli altri e gli eventi della storia contemporanea.
Il dolore, la gioia e, tra l’una e l’altro, tutti i diversi sentimenti, sono accolti con la grazia di chi ha imparato ad abbracciare il tutto raccontandolo con un linguaggio semplice, terso, incisivo.

Biagio Astore, da Piano Vetrale, è una voce nuova nel Cilento dal sapore antico, ma ha già vinto diversi premi letterari e partecipato ad eventi in cui ha messo in scena la sua arte oratoria.
La poesia di Biagio è a versi sciolti, libera, è una vocazione e forse anche una terapia. Ma ciò che più mi ha colpito è stato un post su Facebook pubblicato giorni fa. Biagio esprime il suo Credo, che non è impregnato di dogmatismi o pietismi, ma ancorato con tenerezza alla sua realtà; infatti, scrive che non riesce ad immaginarsi nell’aldilà senza le sue “compagne”: le stampelle, che non sono un mezzo limitante, ma una delle tante prospettive da cui guardare il mondo e, così facendo, rivolge un pensiero a chi condivide la sua condizione, che è una delle tante forme di normalità, questa parola troppo circondata da stereotipi. Essa è speciale a suo modo, è la sua “vita poetica”.
Nello

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