“Dal Crocifisso al Bambin Gesù”: la singolare proposta di una maestra cilentana

“E se a scegliere fossero i bambini?” Milena Esposito, maestra cilentana, esattamente di Agropoli, affronta la questione della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche dalla prospettiva tutta singolare dei bambini, attraverso la sua esperienza di “educatrice” da ben 25 anni. Infatti, il dilemma morale, politico e sociale che ha sollevato ultimamente il ministro Fioramonti, è un tema che divide l’opinione pubblica da decenni. Quest’ultima, però, è formata da adulti.

L’esposizione del Crocifisso in aula è una materia non direttamente disciplinata da tutti gli ordinamenti degli Stati europei. In Italia affonda la sua origine in un Regio decreto del 1924. Tuttavia, anche se può sembrare “passato di moda” o da abrogare visto che è stato promulgato durante il ventennio fascista, come altre discipline giuridiche continua ad avere i suoi effetti, legali e morali. Milena Esposito, scrittrice ed editore, oltre che maestra, sostiene: “Amo molto l’iconografia sacra, tanto che attualmente sto dedicando parte della mia opera pittorica alla realizzazione di quadri dedicati alla raffigurazione delle Madonne del Cilento. Ce ne sono di dolcissime, di altere e preziose, di semplici e materne. Lo studio della loro bellezza e lei loro simboli è un arricchimento costante e importante per la mia formazione.
Credo nella bellezza, nell’educare, cioè nel trarre dal sé che è così importante per i bambini e per le bambine. Io non mi definisco un’insegnante, non imprimo un segno. Sono un’educatrice. Diceva Yeats: “educare non è riempire un secchio, ma accendere un fuoco.”
Le parole del poeta irlandese sono da venticinque anni la fonte della mia ispirazione educativa.
Accendere un fuoco, non riempire un secchio! Questo vuol dire non imprimere un segno, ma far fiorire l’alunno, l’alunna.
Credo fermamente nell’educazione al bello. Conosco bene il pensiero creativo del bambino e della bambina, l’aspetto fiabesco ed immaginativo, la componente magica e la carica affettiva e relazionale. Il bambino e la bambina sono esseri delicati e dolcissimi, pieni d’incanto e di poesia, sono naturalmente attratti da tutto ciò che a loro rassomiglia. Io non voglio che i bambini e le bambine si adattino al mondo degli adulti, voglio che lo cambino. La nostra società spesso e in vari modi fa violenza al loro mondo con grande superficialità. Basti pensare ad alcuni cartoni animati violenti o a certi atteggiamenti degli adulti che incitano all’aggressività.
I bambini e le bambine non hanno una natura violenta o aggressiva, sono invece attratti dalla bellezza, dalla natura, dall’armonia. I più piccoli amano cantare, danzare, ridere per questo credo che sarebbe bello mettere nelle aule l’immagine di Gesù Bambino che piacerebbe a tutti.
Quella di Gesù Bambino è una raffigurazione che ricorre fin dal III Secolo in immagini religiose ed iconiche. Attraverso questa raffigurazione noi ricordiamo le sue parole: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore… Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 11,29; 18,3).
Principali devoti a Gesù Bambino furono San Francesco d’Assisi, ideatore del presepe, Sant’Antonio da Padova, San Nicola da Tolentino, San Giovanni della Croce, san Gaetano Thiene, Sant’Ignazio, San Stanislao, Santa Veronica Giuliani, il Beato De Iacobis, Santa Teresa del Bambin Gesù, San Pio.
È, quella del Bambin Gesù, una figura dolce e poetica che nella Scuola dell’Infanzia e Primaria potrebbe essere una valida alternativa al Crocefisso.
Per comprendere la differenza bisogna vedere il mondo come lo vedono i più piccini, con i loro occhi.
L’immagine del Cristo in Croce evoca sentimenti molto diversi rispetto alla bellezza iconografica del Bambino Gesù nella quale i più piccoli possono identificarsi. La dolcezza dei lineamenti, la grazia del sorriso, l’espressione sorridente e tranquilla sicuramente sono molto graditi ai bambini e alle bambine.
I piccoli e le piccole chiederebbero, sarebbero attratti e incuriositi. In venticinque anni di carriera scolastica, nessun alunno o alunna mi è sembrato attratto dal Crocifisso. Sono certa che un bel Bambin Gesù sarebbe molto gradito, lo so perché quando facciamo il presepe in classe i piccoli attendono la nascita di Gesù, spiano nella grotta e aspettano”.
Una proposta, dunque, sorprendente e anche tenera, che dovrebbe farci riflettere sul fatto che spesso le nostre idee sono dettate dall’egoismo ideologico, non dall’empatia di chi sa mettersi dalla parte delle categorie “che vorrebbe proteggere”.
Nello Amato

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