Mario Romano, una vita dedicata all’arte e alla cultura

Mario Romano l’artista Cilento originario di Gioi Cilento si racconta in questo scritto:

Le origini sono saldamente legate alla terra,alla meravigliosa vita dei campi,teatro di mille avventure e non sempre e non tutte positive ma quella è tuttavia,la fase piu’ bella della mia vita. Non saprei dire a che età sono stato portato per la prima volta alle Pantane,questo era il nome di quel territorio,posseduto da noi a mezzadria. Certamente ero abbastanza autonomo ma non ancora utile a qualcosa di concreto nei campi.Il gioco era l’unica attività possibile.le due sorelle e fratello maggiori, Peppino,Giannina e Chiarina,accompagnavano il lavoro dei campi  cantando canzoni napoletane,qualche volta anche in coro,io,assieme al fratello minore Vincenzo,assistevamo incantati a questo spettacolo e,ogni tanto,provavamo anche noi a cimentarci col canto. Peppino,il fratello maggiore,amava anche disegnare e,ogni tanto si cimentava con questa materia,disegnando di tutto con semplicissimi carboni sulle pietre,senza alcuna ambizione futura in questa materia. Questo affascinava me e Vincenzo e,ben presto,anche noi abbiamo cominciato a disegnare,sempre con carboni, sulle pietre di una vecchia mulattiera poco distante. Io non ho smesso piu’e,ormai alle elementari,fui notato dalla mia indimenticabile maestra,signora Anna Avena la quale,tantissime volte mi chiamò alla lavagna a disegnare di tutto per i miei, allora numerosi compagni.Io devo molto a questo incontro perché è qui’ che questo lavoro meraviglioso che ho potuto fare,si è concretizzato.Un’altra fugura che ha avuto un ruolo importante in questa scelta è il parroco don Ciccio Ferri,presso cui io sono stato chierichetto nella sua chiesa di S.Eustachio, il quale, informato dalla mia maestra sulla mia passione,mi mise nelle mani il primo pennello e,non senza timore e imbarazzo,cominciò anche lui a farmi fare di tutto. Già quattordicenne,si comincia a parlare di “belle arti”,si prendono contatti con l’Istituto d’Arte di Salerno,dove si trovava anche il Conservatorio Musicale e la tipografia e giunge anche il giorno della partenza.Mi accompagna mamma,arriviamo all’Istituto nella prima mattinata,qualcuno ci accompagna in centro città perché devo essere sottoposto a due visite mediche prima dell’ammissione. Tutto bene,torniamo in Istituto e,davanti al portone di questo,giunge il triste momento del distacco da mamma,la quale mi stringe forte e poi si allontana ed io,pur esortato dall’accompagnatore ad entrare,non mi decidevo perché mi aspettavo ancora un cenno rassicurante di mamma,che,purtroppo, non arrivò.Scompare dietro la curva e a me non rimase altro che entrare.Quello che ho vissuto in quei momenti è difficile da raccontare.Mi è crollato il mondo addosso,realizzando con profonda tristezza,cosa mi stava realmente accadendo.Il mio mondo meraviglioso,prima descritto,finiva qui.Tante lacrime,tanta tristezza.Quello è stato il momento piu’ brutto della mia giovane vita. Il mio aiuto sono stati i miei insegnanti di arte i quali,aspettavano elementi portati per quella materia per il bene della scuola di ceramica fondata da poco.Stessa cosa il Rettore dell’Istituto che mi teneva in grande considerazione.Questo di Salerno era un quinquennio con esami finali a Napoli poiché la scuola di Salerno non era statale. Esami superati e dunque si torna a casa in attesa di andare militare. In questa fase,non sono mancati lavori lontani dalla materia che avevo imparato. Giunge il servizio di leva,dietro mia domanda vengo mandato a Sabaudia (LT),scuola sottufficiali ausiliari d’artiglieria contraerei.Al termine vengo trasferito a Pisa ed infine,da sergente, a Ravenna. Ancora un ritorno  a casa dove potevo disporre di alcune opzioni per concorsi, grazie al grado militare ma la scelta fu di andare a curiosare in Germania,dove già risiedeva quella persona che,di li a poco, diventerà mia moglie,ovviamente Maria.Ancora un ritorno,stavolta definitivo a Gioi e,finalmente posso dedicarmi al mio lavoro,quello sognato e desiderato ed eseguito soltanto in modo sporadico.Vengo ingaggiato nell’Associazione “l’Atomo di Gioi che organizzava la famosa sagra  del fusillo,io curavo l’aspetto artistico e qui’ ebbero luogo le prime mostre,i primi incontri col pubblico e cominciarono a fioccare inviti per tante località cilentane e ben presto anche oltre,come Salerno e Pompei ecc.. Finalmente mi dedico a tempo pieno alla pittura e cominciarono ad arrivare anche mostre in località piu’ lontane come Torino,Venezia,Firenze,Assisi,Spoleto e Roma.Nella città eterna fui invitato con grande emozione, alla mostra della celebre via Margutta,località dove,in passato,hanno esposto grandi nomi dell’arte italiana.In questa occasione ho conosciuto  tannti persoggi famosi dello spettacolo ed ebbi,con grande emozione, anche un breve colloqui col grande Federico Fellini. In quello stesso periodo ho partecipato anche ad alcune mostre negli USA,a New York e a Dallas e pure in Australia. Tutte queste esperienze sono state bellissime e dovunque mi sono stati assegnati riconoscimenti e articoli su tanti giornali d’arte e non.Un capitolo apparte vorrei dedicarlo ai 21 premi  che mi sono stati assegnati da altrettante giurie a iniziare da Torino,a La Spezia, a Venezia,a Firenze a Roma,a Salerno e tanti anche nel Cilento dove vorrei citarne almeno alcuni come:premio Leucosia,Cilento per l’Europa,medaglia del Presidente della Repubblica,premio Arte e Cultura,premio Josè Ortega ecc. Ma,a questo punto,devo passare al grande capitolo delle pitture sacre,un’avventura che ebbe inizio,in modo del tutto imprevisto e imprevedibile,proprio a Gioi,in quella chiesa che,ancora ragazzo, mi vide muovere i primi passi con la pittura. Qui mi giunse l’invito dal nostro parroco don Gugliemo Manna che io,non senza riserve e preoccupazione, accettai incoraggiato anche da quelli che sono stati i miei validissimi collaboratori.Questo lavoro,il mio primo di questo genere,meriterebbe un capitolo tutto per se perché,come prima esperienza del genere,mi è costata tantissimo impegno,preoccupazione e racconterò solo per sommi capi la tappe che si sono succedute nel corso di quei 9 mesi di questo primo lavoro sacro. La chiesa era ridotta in condizioni critiche a causa di un restauro statico. e della copertura che è durato tantissimo,il soffitto della navata grande era addirittura crollato a causa delle infiltrazioni d’acqua.Tutto doveva passare per le mie mani,dai restauri di alcuni vecchi dipinti e decorazioni alle imitazioni marmo e stucchi e finire alle figure che sono olio su tela per un totale di 14 quadri. Le chiese dipinte nel Cilento,sempre egregiamente affiancato dai miei collaboratori,sono diventate 11 e dunque è maturata anche una certa competenza in questo settore dove io,destinato alla ceramica,non potevo mai immaginare di giungere. Soltanto nel giorno delle sontuose inaugurazioni  si ha la bella sensazione di aver raggiunto un certo risultato.Ho scritto una lettera di ringraziamento ai 5 parroci conosciuti nei vari lavori per esprimere  loro tutta la mia gratitudine per avermi dato l’opportunità di vivere questa grande esperienza che non avrei mai potuto anche solo immaginare e che mi ha cambiato molto,come uomo e come artista.

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