Simon Gautier, dopo un mese dal ritrovamento del corpo parla un professore della Sorbona: “Era come un figlio”

“Era come un figlio Simon Gautier “, afferma Alexandre Gady in un messaggio toccante, diffuso attraverso il centro André Chastel, mentore del giovane escursionista francese morto lo scorso 9 agosto nel Cilento. Il docente ha ripercorso le tappe più significative della vita di Simon, i suoi successi, le sue speranze e il progetto di ricerca che lo aveva impegnato per diversi anni in giro per l’Europa, da Parigi sino a Madrid e Roma, il triangolo di capitali più noto al mondo per influenza culturale.
Il messaggio comincia ripercorrendo i sentieri della tristezza e dello sgomento di fronte ad una morte dall’elevato impatto mediatico. Inevitabile è il pensiero verso i familiari e gli amici di Simon: “La scomparsa di Simon Gautier, il 9 agosto, in Italia, è per la sua famiglia e i suoi numerosi amici un’immensa tragedia, una tragedia che si è diffusa ben oltre questi ambienti intimi attraverso i media e i social network. Ad eccezione delle solite stupidità di questo tipo di canale, l’emozione era così forte che ha toccato tutti coloro che hanno un cuore, se non un’anima, di fronte a questo destino spezzato, questa promessa non mantenuta. Simon Gautier ora riposa nel vecchio cimitero di Saint-Germain-en Laye, dove il 27 agosto è stato pagato un tributo scioccante”.
A questo punto il docente passa in rassegna il curriculum vitae et studiorum del giovane 27enne, soprattutto i tratti del suo carattere, libero e indomito, sensibile ma attratto dalla scoperta: “Per l’Università, che non è un edificio o un’istituzione, ma una comunità umana, la perdita non è meno crudele. Simon era uno di noi, la grande famiglia di ricercatori, tutti coloro che si dedicano all’arricchimento del pensiero e che sono preoccupati per la complessità del mondo, passato o presente. Dopo il liceo alla Montaigne High School, questo artista letterario aveva scelto di diventare uno storico dell’arte, cioè di lavorare sul più grande mistero: la bellezza. Si è unito nel 2009 alla nostra cara Sorbona.

Dopo essersi laureato al Michelet Art Institute, si è iscritto a un Master sotto la supervisione del nostro collega Basile Baudez, allora professore. Per due anni, ha studiato con grande energia e vero talento un grande spazio urbano parigino, carico di senso politico: “The Place de la Nation (1660 e 1899)”. Fu allora che lo conobbi, un allievo discreto, elegante nella sua discrezione, che mascherava la sua forza lavoro sotto l’aria di un gatto aristocratico. Il suo notevole ricordo ha portato, durante la sua difesa di giugno 2014, alla domanda rituale sul seguito di questo primo corso brillantemente concluso. Simon non voleva fermarsi lì perché aveva un gusto per la ricerca: voleva scrivere una tesi sotto la mia direzione, che è sempre un momento commovente per un insegnante, una specie di paternità per procura. Ma ha immediatamente abbinato la sua richiesta a una condizione: voleva andarsene, lasciare Parigi e, piuttosto che un soggetto di storia urbana per il quale era stato armato, ancora una volta, in un altro contesto, in un altro ambiente. . la Spagna! Questo è il luogo in cui voleva costruire i suoi nuovi castelli … Una nuova lingua, nuovi archivi, diverse istituzioni … niente lo spaventava, nemmeno alloggiare e lavorare in una città sconosciuta. Ho ammirato questo coraggio, quello di non riposare sugli allori, di non andare nel modo più semplice. Nel settembre 2014, Simon è andato a vivere a Madrid e, da quella data, l’ho visto solo da molto lontano, quando è passato a Parigi: ricercatore, era anche un grande viaggiatore […]
L’argomento che avevamo definito insieme da quando Parigi si era rivelata troppo vasto, da questi incontri emerse una nuova direzione, in cui il suo fascino naturale era una meraviglia e gli valse immediatamente tutti i voti: grazie al professor Beatriz Blasco, dell’Università Complutense, divenne biografo di un piccolo marchese della suite di Elisabeth Farnese, Annibale Scotti, che doveva passare dal ducato di Parma e Piacenza alla corte madrilena nel 1734 e diventare una delle maggiori figure artistiche della Spagna borbonica. Un destino tra due paesi, buona fortuna … Simon avrebbe presto fatto la strada opposta al suo eroe, e dopo due borse di studio della Scuola francese di Roma, ottenute nel 2015 e nel 2017, si stabilì nella capitale italiana, di cui si innamorò, ovviamente. Di tutti gli incantesimi che Roma riserva ai suoi nuovi amanti, quelli destinati agli storici dell’arte sono i più raffinati. Simon ha seguito le orme del suo eroe ovunque, a Parma e Piacenza, passaggi che sono ricordati con affetto da tutti coloro che lo hanno attraversato e aiutato. Se alcune mail provenivano dalla Cina o dal Canada – l’uccello era volubile – Simon si è fidanzato negli ultimi due anni scrivendo la sua tesi all’ombra delle cupole romane, senza trascurare la sua passione per le lingue da allora, già multilingue Iniziò a studiare portoghese, un modo intelligente per entrare nel palazzo Pamphilj di Piazza Navona, sede dell’ambasciata brasiliana”.
Avviandosi alla conclusione il professore Gady cerca una sorta giustificazione, non solo di Simon, ma del concetto stesso di libertà, di ricerca, di fronte alle quali nulla ha più valore: ”
È legittimo, senza dubbio, che scelga quindi di fare una passeggiata da solo, in uno dei luoghi più belli del mondo, il Cilento, tra Policastro e Napoli, prima di tornare a Parigi dove gli aspettavano compiti ingrati: finire è sempre una prova fisica, se non metafisica. Questo palcoscenico, di fronte agli elementi, alla solitudine del mare e alla robustezza della costa rocciosa scolpita come all’inizio del mondo, era in linea con la sua ricerca della bellezza, che non rinunciò come un buon storico dell’arte . È questa stessa costa del Cilento che ha travolto Simon, come in un’antica tragedia in cui la punizione degli dei è sproporzionata per i poveri umani.

L’Università non è stata creata per fornire lavoro ai suoi studenti, cosa che molti credono in fretta, la sua missione è quella di formare uomini liberi, come ha ricordato Simon Leys. Questa libertà, di cui parliamo spesso, è in realtà rara nelle nostre vite, a volte anche nei nostri pensieri. Simon Gautier voleva essere libero. Questa è la lezione che ci lascia e l’insegnante ricorda qui la sua possibilità di imparare dai suoi studenti”.

Nello Amato

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