Dalla spigolatrice alla “pecorella ribelle”: una simpatica presenza sul golfo di Sapri

Sembra avere paura di tuffarsi a mare la “pecorella ribelle” avvistata da diversi giorni a Sapri, così com’è stata definita da una cilentana, che ha sorriso sorprendendo il curioso animale pascolare tra le rocce del golfo della Spigolatrice, vicino al porto.
La pecorella di Sapri si dimostra cauta, non sembra volersi tuffare, almeno non ora, visto che la primavera di quest’anno è piuttosto capricciosa.

“Una povera pecora imprudente/passanno un fiume spensieratamente/cascò nell’acqua, fece: glu-glu-glu/e nun se vidde più […]”: così, con apparente ironia, comincia un sonetto dialettale del celebre poeta romano Trilussa. Il componimento di Trilussa rimanda vagamente alla situazione grottesca che si è presentata sul golfo dello sbarco di Pisacane. Sulla spiaggia, infatti, del meraviglioso centro costiero a Sud di Salerno, la giovane ha fotografato i momenti in cui una pecorella, in solitaria, si aggirava tra le rocce. Non è la prima volta, a quanto pare, che la pecorella “si ribella” al gregge e al pastore, che si trovano tra le colline, per scendere a mare, pascolando libera e spensierata quasi a riva. Da lontano la fotografa l’ha immortalata in questi scatti, cercando di non farla spaventare, nonostante non abbia proprio l’aria di una che si lascia intimidire.

Da giorni sta facendo il giro dei social il tuffo delle pecore di Saverio a Camerota per raggiungere l’altra sponda. Le immagini suggestive sono pervenute attraverso un video girato sulla meravigliosa spiaggetta del Vallone del Marcellino, al confine tra i Comuni di Camerota e San Giovanni a Piro.
La pecorella di Sapri dimostra, invece, di essere indomita e non avere alcun interesse a farsi il bagno, viste le temperature e i pericoli del caso.

Se il poeta Trilussa, con il sonetto citato, tentava di descrivere le diverse reazioni alla morte (simbolicamente di una pecorella, annegata in un fiume), mostrando con nudo realismo e amara metafora i pensieri più reconditi che allignano nella mente dell’uomo, pessimisticamente votati all’egoismo, la pecorella di Sapri sembra che, come tutti noi, desideri un po’ di solitudine, di relax, un po’ di mare e sole, in questo mese meteorologicamente anomalo, definito “maggembre”, parola – macedonia che sta ottenendo successo, puntando, chissà, a diventare la “parola dell’anno”.

Nella canzone “Pecorella”, l’intramontabile Lucio Dalla canta dei versi che si confondono con la realtà saprese: “Magari in piedi, nascosta da qualche parte, Pecorella il mondo è troppo grande/Non lasciarmi solo qui, qui con me./È straordinario, il mare visto dall’alto è un piatto, sembra un biliardo […]”, cercando di esprimere la solitudine esistenziale dell’uomo post-moderno nella nostra società liquida. Ma della solitudine oggi si ha troppe volte paura. Sarebbe, invece, più propizio, imparare a stare soli con se stessi, a ribellarsi ogni tanto alle logiche della massa, che ci induce, spesso, solo all’autodistruzione.

Sono tante, dunque, le prospettive simboliche, alcune suggestive, da cui si può osservare questo simpatico incontro. In fondo, in molti ambiti della vita sociale, specialmente politico, gli uomini vogliono sentirsi padroni e pastori degli altri, ma essere “pecore ribelli”, pascolare senza l’aiuto di nessuno, in totale “autonomia” (termine-chiave dell’Atene attica di tanti secoli fa), necessita coraggio, è uno status originale e può essere persino più divertente.

Nello Amato

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