Camerota, per la Coraggio anche il Pm chiede la revoca della misura cautelare

Sarà processato per direttissima questo pomeriggio alle 15 Giuseppe Occhiati. Il dipendente dell’ufficio anagrafe di Camerota da mercoledì sera è rinchiuso nel carcere di Vallo. I carabineri del  maresciallo Carelli  lo hanno colto in flagranza di reato mentre incassava una mazzetta di 1000 euro. Li aveva chiesti ad una ragazza rumena in cambio di documenti. Le immagini registrate delle telecamere del bar dove è avvenuta la consegna non lasciano spazio a dubbi. Per il dipendente sono scattate le manette e quest’oggi sarà giudicato per direttissima presso il Tribunale vallese dove ieri si sono proseguiti gli interrogatori di garanzia degli ex amministratori e funzionari  comunali coinvolti nell’inchiesta Kamaraton, in cui  lo stesso Occhiati risulta indagato. I primi a compartire ieri mattina dinanzi al gip  Sergio Marotta sono stati l’ex sindaco Antonio Troccoli, il figlio Ciro ex assessore e l’ex vicesindaco Michele Del Duca. I tre, che da giovedì scorso sono agli arresti domiciliari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nel pomeriggio interrogati gli indagati con divieto di dimora ed interdizione dai pubblici uffici per rispondere alle domande del giudice: Giancarlo Saggiomo, difeso dall’avvocato Rino Napolitano, Vincenzo Bovi con l’avvocato Antonio Calicchio, Vincenzo Del Luca, con il legale Flavio Beati, Lorenzo Calicchio e Mauro Esposito difesi entrambi dall’avvocato Vincenzo Speranza e Antonietta Coraggio. Per il vice sindaco di Vallo, dopo l’interrogatorio e l’intervento degli avvocati Franco Maldonato e Celestino Sansone anche il pm Vincenzo Palumbo ha chiesto la revoca della misura cautelare di interdizione di un anno dai pubblici uffici. Per la Coraggio si è ridimensionato l’impianto accusatorio. Ora si attende la decisione del Gip. Nell’inchiesta la Coraggio responsabile dell’ufficio tecnico di Camerota è finita quale presidente della società partecipata Il Leon di Caprera. Resta rinchiuso nel carcere di Fuorni Fernando Cammarano in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Rosario Abbate, che si avvalso della facoltà di non rispondere è nel carcere di Vallo, mentre l’ex sindaco Romano ha ottenuto i domiciliari. Ad una settimana dal blitz  Camerota è ancora sotto choc. L’inchiesta ha portato alla luce un vasto giro di corruzione  ed appalti truccati. “Ho semplicemente fatto il mio dovere. Nulla di straordinario o di eroico. Queste condotte illecite vanno fermate immediatamente. Chi lavora all’interno della Casa Comunale deve essere esempio di trasparenza, legalità e onestà”. Le parole del sindaco Mario Scarpitta la cui collaborazione ha consentito di far arrestare Occhiati. “Camerota – aggiunge – è un posto meraviglioso che combatte certi atteggiamenti e non si piega al volere di pochi. “E’ il risultato di un lavoro intenso, iniziato da tempo – afferma il Procuratore capo Antonio Ricci – che speriamo possa servire anche da deterrente . Nel controllo della pubblica amministrazione è importante la collaborazione orizzontale  delle istituzioni locali”. 

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