“La terra mia”: il grido di speranza e orgoglio del cantautore/poeta cilentano Daniele Botticchio

” La terra mia” è il titolo del nuovo singolo di Daniele Botticchio, cantautore cilentano, originario di Rutino, vissuto a Bra, in provincia di Cuneo e da alcuni anni residente con la sua famiglia a Novi Velia.
Daniele è un poeta che non sa di essere tale, la sua è una voce di altri tempi, un timbro accorato, ma elegante, che ricalca quello dei “cantaturi” di una volta, specialisti del canto che si recavano su commissione sotto le finestre delle donne a intonare serenate, testi antichissimi, tramandati di generazione in generazione e modellati secondo la metrica dell’antica Grecia. Le “canzonette”, come le definì Leopardi nel suo Zibaldone, erano accompagnate dal suono della chitarra battente e della zampogna. Soltanto in epoca relativamente recente l’utilizzo dell’organetto, di una fisarmonica più leggera, ha raggiunto l’acmè nella musica popolare, divenendo una moda.

“La passione per la musica popolare nasce da bambino – sostiene il cantautore – come mezzo per raccontare la quotidianità, i miei sentimenti più profondi, grazie alla guida e all’esempio di mio nonno”, il quale suonava uno strumento semplice ormai in via di estinzione, “u frishcarulo”, ossia un piccolo flauto di canna.
Proprio al nonno, scomparso da qualche anno, Daniele dedica “Angelo re casa”, un componimento emblematico, commovente, intenso, in quanto capace di esprimere i sentimenti di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere i propri nonni e averli avuti come esempi di vita, una vita autentica, fatta di sacrifici e rinunce, ma sopratutto di onestà, valori che Daniele cerca di trasmettere ai propri figli, assieme alla consorte Rosalinda, a cui lo lega un amore sincero, dal sapore altrettanto antico.
Ed è stata proprio Rosalinda, in un certo senso, il viatico del successo che Daniele sta ottenendo nelle piazze del Cilento, in quanto per prima si accorse del talento del marito ed inviò un suo componimento ad un artista locale, Angelo Loia. Da allora, lo accompagna in ogni tappa del suo tour e lo sostiene anche sul palco, essendo la ballerina del gruppo che porta il suo nome.

Daniele Botticchio è l’esempio di come i poeti non siano gli intellettuali laureati che sciorinano frasi, a volte già fatte, in una metrica perfetta, ma piuttosto siano coloro che danno voce al “sentire”, collettivo e personale, ma pur sempre intimo. L’etimo greco della parola “poesia” è proprio il verbo “oida”, ossia “sentire”, ma anche “vedere”. Il poeta vede ciò che alla massa è invisibile, l’essenziale, parafrasando la celebre frase de Il piccolo principe che tutti ricordiamo a memoria. Inoltre, Daniele fa, inconsapevolmente, ciò che facevano gli antichi Greci con i loro miti (e che è stato ereditato dalla cultura cilentana) cioè “dialoga” con l’ascoltatore per trasmettere il proprio sapere, a sua volta riflesso di un sapere più vasto, sociale, arcaico. Proprio questo è il fulcro tematico del pezzo “La terra mia”, un’opera nata, a detta dell’autore, come un dialogo fra due persone, ossia il cantore della propria terra e un individuo che non conosce il Cilento. Tuttavia, l’ignaro destinatario si rivela il cilentano stesso, che denigra la propria terra, la snobba, considera il sapere dei propri avi inutile ed anacronistico, privo di spessore culturale. In ultima istanza, come si evince dal video che ha un sapore pirandelliano, il monito è da rivolgere al proprio Io, una sorta di autocritica che tutti dovremmo fare, rispondendo alla domanda “Ma cosa faccio per la terra mia?”.
Il titolo si accorda ad altri brani che hanno affrontato l’ardua impresa di descrivere le meraviglie del Cilento, come “So’ nato a lu Ciliento” di Aniello De Vita e “Chest’è la terra mia” di Giuseppe Liuccio, tuttavia il testo di Botticchio è più radicale perché investe un dialogo con l’altro che si rivela il proprio Sé, come scritto nelle righe precedenti.
Daniele rivolge il proprio grido di speranza e orgoglio a se stesso e ai conterranei, perché abbiamo bisogno di “prendere coscienza dell’eredità storica e religiosa del nostro passato”, come affermava Amedeo La Greca, cultore delle tradizioni popolari cilentane, recentemente scomparso.

Daniele è fautore di un gruppo di musica popolare che porta il suo nome, composto da cinque persone. Oltre al cantante, le percussioni e il basso sono a cura di Damiano De Luca e Lorenzo Tabasco, due giovanissimi studenti del liceo musicale si Vallo della Lucania, che Daniele ha voluto fortemente nel gruppo per dar loro “la possibilità, com’è stata data a me di poter scoprire un talento e non fermarsi di fronte agli ostacoli”. Alla chitarra vi è Alessandro Valletta e, infine, Biagio Fierro, cultore della musica popolare e del canto da molti anni, figlio di Anna, che ha fatto parte di vari gruppi di ballo e studio delle danze folkloristiche del Sud Italia.

Daniele è, infine, disponibile per eventi pubblici e privati. I contatti sono disponibili alla sua pagina Facebook.
Il video “La terra mia” ha ottenuto in pochi giorni migliaia di visualizzazioni e Daniele è stato chiamato a Milano e Londra per questo brano. È stato girato grazie alla maestria di Valentino Manganelli di Novi Velia. La location è molto suggestiva: la prima parte è stata girata nel rudere di una chiesa a San Mauro Cilento, posto molto caro all’autore. Ma altri posti per le riprese sono stati Pattano e Novi Velia.
Vi invito, pertanto, a seguirlo e a vivere il suo stesso amore per la terra… “nostra”.

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